«L’esperienza di Pianura non ha insegnato nulla! Si continua ad evitare il dialogo con le popolazioni e le amministrazioni locali, e nel frattempo l’uscente Prodi, sentito l’entrante Berlusconi ed il governatore Bassolino, con l’avallo della Sindaca Iervolino, indica con decreto del 30 aprile
Chiaiano come discarica di tutta Napoli», scrive Paolo su uno delle decine di blog nati sul tema dell’«emergenza» rifiuti in Campania.
Il supercommissario De Gennaro–che nel frattempo si è visto prorogare il suo incarico fino al 26 maggio–ha sfoderato il suo asso nella manica, l’ennesimo: usare le cave di Chiaiano per «arginare la crisi», ha spiegato.
Ma Chiaiano–quartiere alla periferia nord di Napoli–non ci sta, il parco metropolitano delle Colline di Napoli non può essere trasformato in un immondezzaio. Il 2 maggio i cittadini–organizzati in un presidio ormai permanente–si sono trovati davanti alla stazione stendendo striscioni di protesta contro l’apertura della discarica. «Sì al parco, no a munnezza puzzolente», recitava uno striscione, «Giu’ le mani dalla cava di Chiaiano», diceva un altro. Oggi la protesta è ripresa con il blocco delle strade che collegano il quartiere con Marano e Mugnano. Hanno bloccato anche via Cupa del Cane, la strada di accesso alla zona delle cave. Le stesse per le quali il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, ha stanziato fondi per la loro riqualificazione. Le stesse cave che accoglieranno 700 mila tonnellate di rifiuti secondo l’ordinanza firmata da Romano Prodi.
Accanto ai cittadini ci sono anche un centinaio di tagliabosco della Selva di Chiaiano che temono di perdere il lavoro e la relazione dei geologi Francesco Ortolani [che aveva già bocciato l’ipotesi di Pianura] e Giovambattista De Medici, ritiene non fattibile la discarica. In serio pericolo infatti sarebbero le falde acquifere sottostanti e la salubrità del territorio, su cui peraltro affacciano le principali strutture ospedaliere cittadine. Insieme a loro si è schierato il Coordinamento dei Piccoli Comuni che ha chiesto all’Unione europea di istituire «una commissione di verifica tecnica sulla possibilità che falde acquifere possano contaminarsi con l’insediamento di discariche e quindi creare seri problemi alla salute di migliaia di cittadini, anche di realtà diverse come Bari, Taranto e Brindisi», ha detto il portavoce Virgilio Caivano, riferendosi soprattutto alle discariche irpine come quella di Difesa Grande a Ariano Irpino oppure la «piattaforma polifunzionale» di Vallata.
E’ previsto per domani il deferimento dell’Italia davanti alla Corte europea di Giustizia–da parte della Commissione europea–a causa delle misure ancora insufficienti per rispondere al problema dei rifiuti in modo duraturo.
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