Dai re di Roma ai predatori di suolo

La speculazione edilizia che devasta Roma, impoverendo la città a vantaggio di pochi e potenti costruttori, è il grande tema riproposto ieri sera da Report su Rai tre. Per contribuire ad arricchire il dibattito e le conoscenze su questa vera emergenza, proponiamo due dei tanti articoli pubblicati da CartaQui sul «modello Roma» dettato dai «trafficanti di suolo urbano». Si tratta dei contributi scritti nel 2006 dall’urbanista Paolo Berdini, il primo dei quali stava all’interno del numero speciale dedicato ad Antonio Cederna, a dieci anni dalla sua scomparsa. Pezzi scelti non casualmente, che aiutano a capire non solo il nuovo Piano regolatore della capitale, ma anche la debolezza politica e culturale della sinistra, non più capace come nel passato di opporsi allo strapotere della rendita fondiaria e di proporre un’altra idea di città.

La città è come un’infezione in mano ai trafficanti di suolo urbano «Uno studio attento delle situazioni particolari porta a decidere dove, come, con quali norme e caratteristiche la città debba estendersi, e quindi all´imposizione di uno sviluppo in una direzione predominante: affinché il centro di gravità [cioè l´insieme dei pesi umani, edilizi e degli interventi economici] non torni più a gravare sul nucleo antico, ma gradatamente continui a spostarsi nel senso della massima espansione della città. Occorre dunque, se vogliamo ridare una dimensione sopportabile alle nostre città, rompere definitivamente l´indiscriminato ingrandimento a macchia d´olio, cui sono sottoposte dalla peggior specie di vandali, latifondisti e trafficanti e monopolizzatori di suolo urbano, che tirano furiosamente la città sui loro terreni, strategicamente disposti intorno a essa e tendono a urbanizzare abusivamente le aree agricole». La prefazione ai «Vandali in casa» scritta da Cederna nel 1956–anno in cui l´Espresso, con l´articolo di Manlio Cancogni, lancia lo slogan «Capitale corrotta, nazione infetta»–è una grande lezione di metodo, ancora attualissima. E, a proposito di attualità, iniziamo da una piccola nota di colore: i
puristi del politicamente corretto, oggi così in voga, tradurrebbero il tagliente termine di trafficante di suolo urbano con immobiliaristi, e cioè un più neutro attributo a coloro che, fino a poco tempo fa, venivano chiamati con il loro vero nome: speculatori.
Ma torniamo alla lezione. Afferma Cederna che è con l´urbanistica che si salvano le città dalla speculazione. È con l´urbanistica che si può tentare di dare una prospettiva di riscatto alle periferie urbane. Ma, appunto, è un´urbanistica mirata, apertamente schierata, affatto condiscendente con le tendenze del mercato.
Il rifiuto netto quanto motivato dello sviluppo urbano a macchia d´olio serve a Cederna trent´anni dopo per definire le linee del progetto di legge per «Roma capitale» che elaborò nel 1989 quando era stato eletto alla Camera dei deputati come indipendente nelle liste del Partito comunista italiano. Dei pochi fondamentali elementi di cui era composta la sua proposta di legge, uno era particolarmente
connesso con la negazione della macchia d´olio. […] «Proseguendo lungo le direzioni dei giochi di parole mussoliniani, la città continua a espandersi senza regole né misura, caoticamente verso il sud, stringendo sempre più l´Appia nella sua morsa: vengono attuati nuovi attraversamenti, si addensano nuove borgate, la città dilaga senza soluzione di continuità, come un´infezione. Scompare il distacco tra città e colli, tutto diventa un´ininterrotta serie di sciatti, lerci sobborghi: una nuova immensa escrescenza si propaga a sud, con tutti i suoi deleteri effetti sulla città, conferma dell´anarchica espansione a macchia d´olio, scomparsa di tutte le zone verdi sotto un´unica
colata cementizia, congestione e minaccia di distruzione del centro storico, sconfitta di ogni razionale pianificazione».
E sul Mondo del 22 novembre 1955, afferma ancora: «Roma, dopo essersi faticosamente mossa verso est negli ultimi decenni, torna ora a spostarsi verso il mare nostrum, come un granchio azzoppato. È facile immaginare che tutta la Cristoforo Colombo verrà trasformata in un corridoio murato, che tutta la campagna tra Roma e il mare andrà a farsi benedire. D´altra parte, nonostante tutte le dichiarazioni in contrario, Roma si salderà ai Colli e quindi anche quella campagna se ne va».
Quelle previsioni si sono purtroppo avverate. Ma alla fine degli anni Ottanta, al tempo della proposta di legge per Roma capitale, le aree che dovevano ospitare lo Sdo erano ancora vuote, mentre intorno abusivamente e legalmente era sorta la più brutta periferia romana.
Il nuovo sistema direzionale doveva dunque servire per ridare dignità a quei tessuti senza qualità. E ospitare i ministeri, così da vuotare il centro storico da pesi urbanistici insostenibili.
Nel decennio che ci separa dalla sua scomparsa, quella stessa sinistra che Antonio Cederna aveva contribuito a fare autorevole e rispettata, ha disegnato un nuovo piano regolatore della città che cancella, d´un colpo, la grande lezione sulla macchia d´olio e l´obiettivo strategico dello svuotamento del centro storico dalle funzioni dello Stato.
«La relazione centripeta finora dominante svolta dall´area centrale, costituita dal centro storico e dalla sua cintura, viene affrontata nel nuovo piano attraverso il modello policentrico delle nuove centralità in rete. Ciò significa un nuovo ruolo per l´area centrale: appare
difficile immaginare un suo svuotamento delle funzioni forti né tale ipotesi sarebbe auspicabile [l´area centrale come museo]» [Relazione del nuovo piano regolatore di Roma adottato dal consiglio comunale il 19-20 marzo 2003, pagina 16].
Il «modello policentrico delle nuove centralità in rete» è, infatti, sapientemente distribuito a raggiera intorno al centro antico. La macchia d´olio trionfa in un´acritica indifferenza. E il centro storico rimane definitivamente condannato a sopportare funzioni che lo soffocano.
La furbesca agitazione del fantasma «dell´area centrale come museo» serve solo da banale alibi per non vedere quanto sta avvenendo. Il grande incremento del turismo di massa sta sottoponendo il centro a un inarrestabile svuotamento di residenti [ne restano ormai soltanto
100 mila all´interno delle mura aureliane] e alla riduzione di interi quartieri antichi a baracconi adatti al turismo mordi e fuggi [sempre all´interno della cerchia delle mura sono oltre 50 mila i posti letto in strutture alberghiere]. Altro che museo.
L´urbanistica che credeva nella supremazia della visione pubblica sugli interessi privati. Che tentava di immaginare un futuro migliore per i quartieri e i suoi abitanti. L´urbanistica, insomma, che piaceva ad Antonio Cederna non c´è più, sostituita da una cortina fumogena di slogan che hanno tentato di nascondere la totale capitolazione verso la proprietà fondiaria.
Una sola cosa è forse mutata. Al posto dei «pallidi scherani della speculazione», come amava dire Cederna, sono comparsi «i furbetti del quartierino». Ma Roma continua a essere nelle mani di «latifondisti e trafficanti e monopolizzatori di suolo urbano».
CartaQui del 30 gennaio/5 febbraio 2006, n. 4

Il nuovo piano speculatore
Il nuovo piano regolatore di Roma è stato approvato, con buona pace di tutti. Anche di coloro che in questi anni si sono opposti, poiché
non convinti della sua impostazione. Del resto, con l´approvazione del Piano i problemi urbani di Roma non sono risolti. Le contraddizioni di uno sviluppo urbano distorto sono davanti agli occhi di tutti e si dovranno trovare le energie giuste per avviarli a soluzione. Due in particolare sono i temi di maggior rilevanza sociale che dovranno essere affrontati immediatamente. Il diritto alla casa e il diritto alla mobilità.
Il primo nodo ha caratteristiche simili nel panorama nazionale. Le grandi città italiane sono caratterizzate da un grande fenomeno di
espulsione di residenti. […] Roma non fa eccezione. Sono circa 178 mila i cittadini che l´hanno abbandonata dal 1991. Se ci chiediamo quali siano i ceti sociali coinvolti, dobbiamo guardare alla dinamica dei prezzi delle abitazioni in tutte le grandi città. Ance e Nomisma hanno messo in luce che nel periodo 1998-2005 l´aumento medio dei valori immobiliari è stato del 69 per cento a fronte di un aumento dei redditi del 16. A Roma l´aumento ha superato il 100 per cento. […] E’ dunque evidente che è la parte più debole della società che ha subito i colpi di questa enorme speculazione. In questi anni è stato abbandonato il comparto delle abitazioni pubbliche e solo l´1 per
cento della produzione edilizia complessiva è destinato alle fasce sociali più esposte. […] E’ Roma ad essere stata al centro delle cronache estive per l´emergere di un gruppo di speculatori immobiliari che ha tentato la scalata ai grandi centri del potere mediatico e finanziario del paese, Corriere della Sera e Mediobanca.
Prendiamo un esempio paradigmatico. Il 29 dicembre 2004 Stefano Ricucci acquista dalla Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani un´intera costruzione ubicata ai Parioli, in via Lima, uno dei quartieri a più alto valore immobiliare di Roma. Afferma la Guardia di Finanza che l´acquisto avviene per 12,4 milioni di euro, troppo poco per la zona. Ma c´è un motivo: una parte dell´immobile è occupata e bisogna liberarsi della seccatura rappresentata dagli inquilini. Il 26 gennaio 2005 il palazzo è liberato. Due mesi dopo Ricucci vende ad una sua consociata per 35 milioni. Poco dopo, questa seconda società stringe un contratto di vendita con la Confcommercio di Sergio Billè, grande amico di Berlusconi, per la cifra di 60 milioni di euro comprensiva del costo di ristrutturazione. […] Il problema della mobilità è invece un tema molto peculiare. […] In questo senso, deve essere svolto un accurato lavoro di verifica del funzionamento complessivo della struttura urbana ogni volta che si dovranno avviare le trasformazioni previste dal nuovo Piano regolatore. Ad esempio, la grande lottizzazione di Tor Pagnotta [proprietà Francesco Gaetano Caltagirone, 1 milione di metri cubi previsti, e cioè 15 mila nuovi abitanti] dovrà essere avviata solo quando sarà stata realizzata la rete su ferro di collegamento con la città. […]
CartaQui del 20-26 maggio 2006, n. 19

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