Argun Murti, analista finanziario della banca d’affarsi statunitense Goldman Sachs, è famoso per aver predetto, con una inconsueta precisione, che il petrolio avrebbe superato i 100 dollari al barile a gennaio del 2008. E lo ha predetto tre anni prima, quando il greggo era quotato a 55 dollari. Per questo la nuova proiezione di Murti ha fatto rapidamente il giro del mondo: 200 dollari al barile, forse già entro la fine del 2008. Conseguenze immediate sui mercati finanziari una serie di movimenti al ribasso di titoli, per esempio, delle compagnie aeree, che potrebbero essere in seria difficoltà a causa dell’aumento costante dei carburanti. Secondo Murti, a spingere sempre più in alto il prezzo della principale fonte energetica mondiale, è la domanda della Cina e dell’India, ma anche la perdurante instabilità nelle aree geografiche chiave per la produzione di greggio, dal Medio Oriente [soprattutto nel sud dell’Iraq e nel Kurdistan iracheno] alla regione petrolifera del Delta del fiume Niger, in Nigeria. Negli ultimi quattro mesi, il prezzo del petrolio è salito del 25 per cento; dal 2001 a oggi del 400 per cento.
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