Indagine sulle 6 mila scuole crollate in Cina

Una forte scossa d’assestamento, pari al quinto grado della scala aperta Richter, è stata registrata nella contea del Lixian, a 50 chilometri dall’epicentro del terremotto del 12 maggio, provocando una frana. Sono 4,8 milioni gli sfollati a causa del sisma che ha colpito la provincia del Sichuan lunedì scorso ha riferito il vice governatore della provincia Li Chengyun, citato dall’agenzia semi ufficiale China News service. Il bilancio delle vittime accertate è salito a 22.069 morti e 168.669 feriti, di cui almeno 12 mila sono in gravi condizioni, riferisce l’agenzia ufficiale Xinhua. Ci sarebbero almeno 14 mila persone sotto le macerie. Oggi 17 persone sono state tratte in salvo nella città di Beichuan e si spera di trovarne altre dopo che sono stati uditi flebili lamenti fra i resti della scuola media. Il crollo dell’edificio scolastico ha sepolto almeno mille fra ragazzi e insegnanti.
Le piogge torrenziali continuano e minacciano la tenuta di 400 dighe. Il ministero per le Risorse naturali ha deciso di mettere a punto piani per un eventuale sgombero d’emergenza delle città a rischio. La preoccupazione maggiore riguarda la diga di Zipingpu, che minaccia una città di mezzo milione di abitanti, Dijiangyan.
Oggi il ministero dell’Edilizia ha ordinato l’apertura di un’indagine sul crollo delle scuole collassate nel sisma: delle circa 216 mila strutture crollate nella regione, infatti, oltre 6 mila erano istituti scolastici. Un dato che ha suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica e sollevato le critiche di quanti accusano i dirigenti locali di corruzione ed irregolarità nell’assegnazione degli appalti. E la visita del presidente Hu Jintao nel Sichuan non basterà a placcare la rabbia della popolazione colpita.

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