A guardia del bidone

Immagino che in tutto il mondo, a leggere che il governo italiano ha dichiarato «siti militari» i posti dove si vogliono scaricare i rifiuti, si rida di gusto. A noi italiani viene meno da ridere, visto che viviamo qui. E anche perché ricordiamo che già il governo Prodi aveva dichiarato segreto di Stato i siti di nuove centrali energetiche. La faccenda resta ridicola, e immaginare reparti di alpini o di paracadutisti a guardia del bidone [di mondezza] mette di buon umore: tanti soldi spesi per dotarci di un esercito in grado di non sfigurare di fronte agli alleati, ed ecco che subito diventa una commedia all’italiana [e infatti il fascistissimo ministro della difesa, La Russa, sta sollevando qualche obiezione che gli viene dai generali].
Però, appunto, è anche molto seria, la cosa. Perché l’annuncio è accompagnato da una minaccia: arresteremo chiunque ostacolerà le operazioni netturbino-militari. E poi, perché il segnale è che lo «sviluppo» diventa dittatura. Già la «legge obiettivo» aboliva la valutazione d’impatto ambientale e il parere delle comunità locali, e la Val di Susa fu occupata da migliaia di poliziotti, ma si era pur sempre in ambito «civile». Qui in più ci stanno dicendo, i governanti, che sono disposti a tutto, pur di far funzionare il ciclo dei rifiuti come lo intendono loro [spreco, discariche, inceneritori finanziati dai Cip6 e raccolta differenziata per finta], così come l’alta velocità, il Ponte sullo Stretto, il Mose, le violenze edilizie al territorio e insomma tutto ciò che fa muovere il Pil e i profitti delle imprese. E il fatto che gran parte della popolazione sia ormai consapevole della demenza di questo tritatutto, e quindi ostile, viene percepito solo come un ostacolo da abbattere, contando sull’isolamento di ciascuna lotta territoriale. Si sbagliano?

Tags assegnati a questo articolo: ambiente, partecipazione, ecologia

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