Quasi non c’è più gusto. La puntualità con cui il nuovo governo conferma le previsioni peggiori è disarmante. Un mese fa, subito dopo le elezioni, abbiamo dedicato la copertina del settimanale al ritorno del nucleare: sarà il primo atto di politica energetica del nuovo governo, abbiamo scritto. Ed ecco Scajola che proclama il ritorno dell’atomo italiano, senza nemmeno citare il referendum che nel 1987 chiuse le centrali. Le dichiarazioni di Scajola sono state preparate da un accurato lavoro di lobby che ha il suo punto forte nelle grandi aziende energetiche italiane, a partire dall’Enel. Nemmeno le migliori campagne di stampa, però, riscono però a nascondere la realtà, che trapela perfino dalle parole di Scajola. Cinque anni, ha detto il ministro, per avviare i lavori per le nuove centrali. Il che vuol dire che l’eventuale prima centrale «di nuova generazione» non vedrà la luce prima di dieci anni. Contraddizione non da poco, se per spingere verso l’atomo bisogna enfatizzare la presunta «emergenza» energetica, di oggi, non di domani. Come per i rom e per i migranti, si fa leva sulla paura. La più viscerale, in questo caso, la paura del buio.
La prossima mossa, già anticipata dall’editoriale di oggi del Corriere della sera, sarà agitare la paura della fame [la crisi globale dei prezzi, la pasta che aumenta, eccetera] per far accettare ai cittadini pure gli ogm. Anche in questo caso, come per l’energia, non c’è solo un ottimismo tecnologico disarmante [ammesso e per nulla concesso che sia in buona fede]. Ci sono gli interessi delle aziende e delle multinazionali. Basteranno l’esercito e la minaccia del carcere a tenere buoni i cittadini, quando si accorgeranno del trucco?
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