La bolletta nucleare britannica è salatissima

Pessime notizie per i nuclearisti di tutta Europa. Il governo britannico ha rivisto al rialzo i costi del «decomissioning», ovvero dello spegnimento dei reattori nucleari che hanno raggiunto il limite della propria vita operativa, e quelli relativi allo smaltimento delle scorie. Le cifre sono preoccupanti. Secondo il sito dell’emittente pubblica Bbc, il totale potrebbe superare i 73 miliardi di sterline, quasi 90 miliardi di euro. Una cifra enorme, per i tredici impianti nucleari britannici, soprattutto considerando che la stima iniziale era di «soli» 12 miliardi di sterline. A far lievitare i costi sono le centrali più vecchie, alcune addirittura della fine degli anni cinquanta, che secondo l’ente governativo che si occupa della loro dismissione sono «pericolose». Il governo britannico, inoltre, non ha ancora risolto la questione della gestione delle scorie. Una parte del materiale nucleare è stato riprocessato nell’impianto di Sellafield, uno dei più vecchi del paese, ma alla bolletta della dismissione bisogna aggiungere i costi – ancora non stimati – della costruzione di un sito per lo stoccaggio delle scorie radioattive. I vertici della Nuclear decommissioning agency si sono giustificati dicendo che un programma del genere non è mai stato fatto prima e quindi le stime dei costi vengono aggiustate man mano che si procede. Per il futuro, inoltre, questi costi saranno a carico delle aziende che gestiranno eventuali nuovi impianti nucleari, che il governo ha previsto finora solo sulla carta. C’è da scommettere che costi così alti scorageranno gli investitori privati.

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