I dati freschi dell’Istat dicono nel mese di maggio l’inflazione è arrivata al 3,6 per cento. Spiegano anche che l’aumento è stato trascinato dai prezzi dei carburanti e da quelli del cibo. In Francia e in Spagna pescatori, contadini e trasportatori stanno protestando contro il caro-petrolio. A Roma, invece, nei prossimi giorni, i rappresentanti di movimenti sociali e contadini di tutto il mondo si riuniranno per discutere della crisi alimentare, che da mesi colpisce con molta virulenza soprattutto le fasce più povere dei paesi del sud del mondo. E’ la stessa crisi «inflattiva» registrata dall’Istat. Possiamo immaginare la risposta che arriverà dal governo italiano e dagli ultimi cantori delle virtù della globalizzazione neoliberista: più centrali nucleari per ridurre la bolletta petrolifera; cibo ogm per migliorare le rese agricole. La crisi agricola, peraltro, è una delle concause dell’emigrazione che il governo [e una parte sempre più ampia dei paesi europei] spera di «contrastare» a colpi di decreti, Cpt, espulsioni. Facile e rassicurante, come ridurre le accise sulla benzina o aumentare i controlli sulla speculazione sui prezzi. Facile, rassicurante e inutile. Tanto l’aumento del prezzo del petrolio, quanto quello dei prezzi agricoli erano ampiamente annunciati. Eppure, tutti i governi del mondo, compresi quelli che si credono «grandi» non sanno che fare e quel che sanno non vogliono farlo. Quindi ricorrono alla magia tecnologica: le centrali nucleari ci salveranno dal buio e dal freddo; il cibo manipolato geneticamente ci salverà dalla fame. E gli inceneritori ci salveranno dagli scarti della nostra magia. Poi piove e i fiumi esondano ma il disastro è «naturale».






