La Val di Susa da un assedio all'altro

Uno sguardo al cielo, uno alle previsioni meteo: Per una settimana abbiamo vissuto così in val No Tav. Da quando sul sito della Società meteorologica italiana è apparso il primo annuncio di «allarme rosso» alla fine di un mese da sempre tra i più piovosi da noi, e che aveva già registrato accumuli importanti quest’anno, è stato difficile andare a dormire tranquilli.
Nei presidi giunti al terzo compleanno sono state rinviate le iniziative in programma, ma ci si è trovati lo stesso, quasi a volersi dare coraggio, [e forse anche ragione].
Bernacca, chi era costui? Qui dei meteorologi ci fidiamo. Soprattutto di Luca Mercalli che, ironia della sorte, dieci giorni fa in una affollatissima serata ad Almese aveva ironizzato sull’idea di sottoporre a referendum la costruzione [per fasi] del Tav. «Non sono per niente d’accordo con lei, cara signora», s’era sentita dire la sindaca di Rivalta cui aveva spiegato che ci sono argomenti [come il cambiamento climatico] su cui il risultato di un referendum, quale che sia, non può né aggiungere, né sottrarre nulla alla necessità di assumere decisioni serie e responsabili.
E su www.nimbus.it le notizie meteo non vengono «filtrate»; non ci si preoccupa di passare per allarmisti prima, [quando i siti «ufficiali» adottano il politichese persino se devono preannunciare una giornata di sole]. Né di richiamare ciascuno alle proprie responsabilità dopo che [finalmente] l’evento ha esaurito la punta critica, sottolineando che dalla grande paura del 2000 sono passati solo otto anni, e che quindi i «tempi di ritorno» di quelli che una volta venivano considerati eventi eccezionali rendono ormai discutibile tale definizione.

Ma se il «peggio atmosferico» è passato, come il sole che si riaffaccia tra le nubi lascia ben sperare, al peggio politico pare davvero non esserci mai fine. Mentre gli abitanti di Venaus continuano a lavorare in silenzio [dopo aver tamponato le loro case coi sacchetti di sabbia bisogna svuotare cantine e piani terra; sgomberare cortili, campi, orti e vigne da metri cubi di detriti], deputati di maggioranza e opposizione unite [sotto la bandiera del partito del tondino e del cemento] strillano perché venga dichiarato lo stato di calamità; Bertolaso promette soldi a Bresso, Saitta e Chiamparino, il Commissario Virano studia una nuova suggestiva definizione per l’ultimo tracciato della nuova Tav: «la sommergibile». Già: nei giorni della nuova grande piena della Dora Riparia [a proposito, come sarà stata valutata dai tecnici l’idea di Chiamparino di sotto-attraversarla col passante-Tav Torino-Milano?] era questa la battuta ricorrente tra tra chi si affacciava da ognuno dei ponti monitorati da sindaci e cittadini [di nuovo uniti di fronte al pericolo] poi chiusi per precauzionalmente la notte del 30: «e vorrebbero interrare la ferrovia queste aquile?».
Questa volta stazione e case sono state salvate dalle ruspe del Comune di Bussoleno che hanno tempestivamente demolito un ponticello di diametro ridicolo sotto la statale del Moncenisio [lo stesso la cui occlusione nel 2000 aveva deviato sui binari e su mezzo paese l’enorme portata del torrente Rocciamelone]. Un manufatto del valore di poche centinaia di euro che in otto anni l’Anas non è stato in grado di ampliare.
Forse perché, come ci ricorda spesso il professor Marco Ponti, sarebbe costato troppo poco!

Tags assegnati a questo articolo: clima, ambiente, No Tav

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