Un giro d’affari da 18,5 miliardi di euro nel 2007, quasi un quinto del business totale annuo delle mafie. E’ questo il fatturato delle ecomafie stimato dall’’ultimo «Rapporto ecomafia» di Legambiente. Secondo il rapporto il guadagno sarebbe calato rispetto al 2006 di circa 4,4 miliardi di euro. A «farne le spese» sarebbero i settori della gestione illecita dei rifiuti, sia l’abusivismo edilizio [meno 1,4 miliardi di euro nel primo caso; circa 136 milioni di euro in meno per il mattone illegale]. Una contrazione secondo Legambiente attribuibile all’efficacia dell’attività di prevenzione e repressione messa in campo dalle forze dell’ordine, in particolare dal comando tutela ambiente dei carabinieri e dal Corpo forestale.
«’Cosa nostra’ entra a pieno titolo nella gestione del ciclo dei rifiuti ed emerge la «multifunzionalità» del clan dei Casalesi, capace di spaziare dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dall’agricoltura al racket degli animali», si legge nel rapporto in cui la Campania occupa stabilmente il primo posto nella classifica dell’illegalità ambientale.
Nella classifica al secondo posto segue la Calabria. In queste due regioni si concentra il 30 per cento degli illeciti registrati in tutta Italia. Al terzo posto c’è la Puglia, seguita dal Lazio e dalla Sicilia. La prima regione del Nord come numero di infrazioni è la Liguria.
Un’ampia sezione del Rapporto è dedicata alla «dimensione globale» dell’ecomafia: dall’Italia escono rifiuti verso Hong Kong, Tunisia, Pakistan, Senegal, Cina, ed entrano rifiuti dalla Croazia, Serbia, e Albania. http://www.legambiente.eu
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