Dopo l’incidente dello scorso 4 giugno alla centrale nucleare slovena di Krsko, oggi è stato dato l’ennesimo allarme nucleare, questa volta nell’Ucraina occidentale dove un reattore della centrale di Rovno è stato spento, dopo la scoperta di una fuoriuscita di acqua radioattiva, che comunque avrebbe creato danni all’ambiente. A rivelarlo è stato un alto funzionario della centrale–confermata anche dalla compagnia ucraina del nucleare Energoatom–che però è voluto restare anonimo. Secondo il funzionario, 1,3 metri cubi di acqua adibita al raffreddamento del reattore sarebbero fuoriusciti a causa di una perdita nelle tubazioni. Energoatom in un comunicato precisa però che le perdite «non hanno superato le norme di sicurezza» e che comunque «il reattore è stato spento» e «Non è stata registrato alcun aumento della radioattività».
Le centrali di Khmelnitsky e Rovno sono nate come «alternativa» alla chiusura del reattore nucleare di Chernobyl avvenuta nel dicembre 2000, dopo il disastro del 1986, al fine di compensare il «deficit energetico» [fuel gap].
Oltre la metà del fabbisogno elettrico del paese infatti è soddisfatto dal sistema nazionale di centrali che, secondo il Piano energetico del Paese, verrebbe soddisfatto da un ricorso massiccio al carbone e dalla costruzione di 22 nuovi reattori nucleari entro il 2030. Per la costruzione dei due reattori la Commissione europea ha concesso all’Ucraina–nel 2000–un prestito di 585 milioni di dollari.






