Il 30 giugno, dopo nove anni, la Regione Lazio esce finalmente dal commissariamento per l’emergenza ambientale. Lo ha confermato ieri il
presidente della Regione Piero Marrazzo [Pd], che ha presentato in consiglio le integrazioni finali al Piano commissariale. E il consiglio regionale ha votato a maggioranza un ordine del giorno che impegna il presidente e la giunta a predisporre per fine anno un piano «ordinario» dei rifiuti. Scadenze che non piacciono per niente al sindaco di Roma, Gianni Alemanno [Pdl], che ieri ha annunciato il voto contrario del Comune al Piano regionale e ha chiesto la proroga del commissariamento almeno fino al 31 dicembre, quando, secondo lui, l’emergenza sarà rientrata. Ma di quale emergenza parla il sindaco, dopo nove anni di poteri straordinari alla Regione che non hanno portato a niente, se non alla deresponsabilizzazione degli enti locali, in primo luogo del Comune di Roma? L’uscita dall’emergenza riconsegna agli enti locali la responsabilità di gestire i rifiuti ma Alemanno, senza nessuna discontinuità con il suo predecessore Walter Veltroni, non la vuole e chiede alla Regione di tenersi la patata bollente.






