No Tav. Ho servito il Re d'Inghilterra

Il governo inglese vuole vietare la mobilitazione locale contro i progetti delle grandi opere con una nuova legge, il «Planning Bill», che sarà votata (e quasi sicuramente approvata) oggi. D'ora in poi sarà un comitato di esperti - nominati dal governo - a decidere dove collocare ferrovie ad alta velocità, rifiuti, etc. Vietato protestare.

La Stampa on-line di oggi di oggi ha pubblicato una corrispondenza da Londra di Vittorio Sabadin: «Svolta inglese con la legge anti-proteste: Il governo vuole vietare la mobilitazione locale contro i progetti delle grandi opere».
E questo è l’incipit: «Per la prima volta, uno Stato democratico impedirà ai cittadini di fare valere le loro proteste quando un’autostrada, un aeroporto, una ferrovia, una centrale nucleare o un impianto eolico deve essere costruito sul loro territorio. E’ la fine di una espressione tipicamente inglese, ma diventata abituale in tutte le democrazie: «not in my backyard», non nel mio cortile, che in Italia è stata applicata all’alta velocità della Valle di Susa come agli inceneritori dell’immondizia di Napoli, per non parlare di quando si riaprirà seriamente il dibattito sul ritorno al nucleare: sono opere sicuramente necessarie, ma – per favore – fatele da un’altra parte».

M’è tornata in mente la nascita di Habitat e l’affermazione fondante del professor Claudio Cancelli: «dobbiamo imparare a muoverci come nei paesi anglosassoni, individuare le emergenze sul nostro territorio, promuovere delle campagne e portarle avanti con chi ci sta». Il No Tav – non ce ne eravamo accorti neanche noi – è stato quella cosa lì. E oggi quella cosa lì risulta (perlomeno agli occhi di un Vittorio Sabadin qualunque, mantenuto a Londra con i soldi (nostri) dei contributi ai quotidiani (che solo Beppe Grillo si ostina a voler tagliare) a paragonare il No Tav ad Al Quaeda! Esagero? Se qualcuno esagera è ancora l’inviato della Fiat nella City che così conclude il suo pezzo che una commissione d’esame di maturità qualunque avrebbe potuto classificare fuoritema, ma che per i poteri forti di tutto il globo è del tutto ortodosso: «…molti autorevoli esperti sostengono che la crisi dell’energia, del cibo e dei mutamenti climatici rappresentano ormai un pericolo maggiore del terrorismo per la sicurezza nazionale degli stati. Per affrontarlo con la fretta che è necessaria, sembra pensare Gordon Brown, non c’è altro modo che sospendere la democrazia (come è stato in parte fatto per combattere Al Qaeda), togliendo la parola a tutti gli ostinati difensori dei cortili di casa».

Delle due l’una: o esagera lui o abbiamo esagerato noi. In ogni caso il concetto spiega bene la reazione (quella sì esagerata) di questi ultimi mesi nel tentativo di recuperare il terreno (letteralmente) perso due anni fa a Venaus. Rende comprensibile quasi tutto quel che non ci torna immediatamente chiaro:
il tentativo di riportare indietro l’orologio, riesumando tutti gli slogan e le proposte da buttare dei primi quindici anni di propaganda Tav: uno su tutti, l’opera strategica per unire Lisbona e Kiev, ma con la stazione internazionale a…Susa! E – più in generale – le dinamiche politiche che hanno reso possibile il rovesciamento del clima che aveva portato alla liberazione dell’8 dicembre 2005 (e non solo della val di Susa, come abbiamo scoperto poco dopo e come ci viene certificato oggi): con gli esponenti di governo che parlano come se stessero all’opposizione, quelli di…opposizione che continuano a parlare come se stessero al governo e quelli detti un tempo radicali, oggi fuori da parlamento, che si adoperano per portare in dote il residuale consenso alla…”opposizione di governo”!
Resta da stabilire quanto siano davvero forti i poteri che hanno bisogno di leggi sempre più antipopolari per difendere i cittadini dal loro preteso egoismo. Che avranno bisogno dei carriarmati per mantenere apparentemente intatto – anzi rafforzato – il loro potere sempre più arroccato. Persino un presidente democostituzionale come colui che occupa protempore gli alloggi del Quirinale pensava, nel 1956, che l’Unione Sovietica oltre che nel giusto fosse anche invincibile quando i tank con la stella rossa insanguinavano le strade di Budapest, poi il colosso s’è rivelato d’argilla. Quanto al successore laburista (?!) di Tony Blair, se pensa di rimontare il consenso elettorale con politiche più di destra di quelle dei conservatori potrebbe chiedere com’è andata dalle nostre parti a un tal Weltroni (Chi era costui?).

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