La soft-walking napoletana atto secondo

«Ma quali ordigni, noi con queste cose, non abbiamo nulla a che fare. Siamo delle persone perbene e lo abbiamo dimostrato stamattina a Napoli. La nostra è stata una protesta pacifica, i tafferugli non ci hanno coinvolto». Tengono a ribadire con forza il concetto, i rappresentanti dei comitati contro la discarica di Chiaiano. E, sentendosi estranei a qualsiasi fatto di violenza, arrivano a mettere persino in dubbio la notizia. «Da stamattina i giornalisti ci chiedono di questo presunto attentato, secondo noi non è manco vero». Quando rientrano a Marano sono esausti. L’ora di pranzo è passata da un bel pezzo quando scendono dagli autobus messi a disposizione dal Comune. Nonostante la stanchezza, hanno comunque voglia di raccontare della mattinata napoletana come un successo della lotta contro l’apertura. «Stamattina è andata bene, non ci avviliamo con queste notizie sui presunti ordigni- dice Ivo Poggiani, di Insurgenzia – Chi dà la colpa a noi, vuole solo dissuaderci».

Stamattina la protesta dei cittadini di Marano e Chiaiano contro l’attivazione del sito di Cinque Cercole si è trasferita di nuovo fuori dall’area del presidio. Un centinaio di persone ha raggiunto il centro di Napoli e, poi, hanno dato vita ad un’insolita manifestazione. Armati di manifesti per ribadire il «no», hanno attraversato ripetutamente sulle strisce pedonali lasciando in coda gli automobilisti in diversi punti della città. Alfonsina ha rinunciato ad una giornata di mare con le figlie per essere del gruppo. Lei era una dei pedoni che bloccava il traffico. «Avevo una rivista in mano e me la leggevo con tutta tranquillità andando avanti e dietro». Non saranno stati felici gli automobilisti bloccati sotto al sole cocente. «Non siamo contenti di arrecare disagi manco noi – precisa Genny – ma la città di Napoli non deve chiudere gli occhi perché tanto i rifiuti finiscono in periferia». Poi, la protesta itinerante si è trasferita in via Medina, in via Depretis. Poi, sul tratto di lungomare di via Acton, in piazza Trieste e Trento, davanti al teatro San Carlo. Sono arrivati in piazza del Plebiscito quando le cariche della polizia contro i disoccupati, dicono, erano già finite. «Berlusconi ha detto che avrebbe mandato l’esercito – ironizza Antonio, di Insurgenzia- Noi siamo rimasti qui lo stesso. Ora sarà costretto a mandarci i marines». Certo la loro iniziativa ha scatenato l’ira degli automobilisti, ma per fortuna non è scoppiata nessuna rissa.

L’ex sindaco Mauro Bertini scende dall’autobus con la compagna Maria Rosaria, è uno degli ideatori del soft-walking, così come l’hanno ribattezzato i giornali. Dopo essere stato primo cittadino per due lustri, ora ritorna in piazza dopo aver smaltito la delusione delle ultime elezioni comunali. Il giornale che portavano in braccio i manifestanti è quello che pubblica lui. «Sono presente – dice – per testimoniare civilmente il No alla distruzione della mia città». Li rende combattivi anche il triste esito della vicenda di Giugliano, dove è stato riaperto il sito di stoccaggio per le ecoballe dopo appena sei mesi di chiusura. «Quello che è successo a Taverna del re non si deve ripetere a Marano – dice Andrea – Nessuno si andrà a sedere a tavolino per vendersi il nostro territorio». Intanto stasera, alle 19, nei pressi di piazza Titanic, ci sarà un’altra assemblea per discutere delle prossime iniziative. I creativi della protesta ogni giorno se ne inventano una nuova.

L’obiettivo: fare notizia senza cercare lo scontro con la polizia. Al Poggio Vallesana l’isola pedonale non c’è più: il tronco dell’albero abbattuto, simbolo della protesta è stato spostato per far passare le auto. Il media center è stato temporaneamente smobilitato, ma verrà riattivato in uno degli stand all’ingresso del viale. «Di disagi Marano ne ha sopportati fin troppi, ora continueremo a far sentire la nostra voce a Napoli». Giovedì, alle 11, intanto, c’è una conferenza nell’aula magna dell’ospedale Monaldi con l’assessore regionale Walter Ganapini e Alex Zanotelli.

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