Quattro milioni di camionisti indiani hanno deciso di iniziare uno sciopero a oltranza per protestare contro il rincaro del gasolio e della benzina. L’aumento del prezzo del petrolio ha spinto il governo federale indiano, guidato da Manmohan Singh, a decidere di tagliare i sussidi che tengono basso il prezzo dei carburanti, che in un anno sono così aumentati del 40 per cento. I camionisti sono in India una lobby molto potente, dato l’enorme peso del trasporto su gomma per la distribuzione di ogni genere di merce, oltre che per il rifornimento delle industrie. Nel 2004 uno sciopero simile pesò sul Pil annuale per oltre un punto percentuale e la stessa cosa rischia di ripetersi adesso, con l’aggravante che l’aumento dei prezzi ha colpito anche il settore alimentare, in particolare riso e cereali, e quindi lo sciopero dei camionisti farà sentire i suoi effetti anche sull’inflazione. La crisi economica che si va diffondendo rischia di pesare, e molto, sulle elezioni politiche previste per il prossimo anno. La coalizione di governo, guidata dal Partito del Congresso, con l’appoggio dei partiti di sinistra, mostra già più di una crepa. E non sono buone le notizie che arrivano da Madrid, dove è in corso il diciannovesimo congresso mondiale del petrolio. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia [Aie], contenute in un rapporto presentato lunedì, il prezzo alto del petrolio dipende da ragioni strutturali del mercato, che ancora non avrebbe raggiunto il suo «massimo»: la vera crisi, secondo l’Aie, dovrebbe iniziare dal 2010, quando la capacità residua di aumento dell’offerta sarà esaurita.






