Napoli affonda. L'inceneritore di Brescia è un «modello» e Impregilo vola in borsa

Impregilo vola in borsa dopo che la Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza [dello scorso 27 marzo] che aveva annullato il sequestro preventivo di 750 milioni di euro, nel quadro dell’inchiesta della Procura di Napoli sulle presunte irregolarità sul ciclo dei rifiuti campano. Una boccata d’ossigeno per il gruppo che comprende anche Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti.

Ma il general contractor del Ponte sullo Stretto di Messina che sta per dare vita anche ad una fondazione che avrà come obiettivo la «valorizzazione del sistema sanitario siciliano», vola in borsa anche dopo la benedizione di Berlusconi che pochi giorni fa in veste di «premier operaio» ha visitato i cantieri dell’inceneritore in costruzione ad Acerra [che lui però chiama «termovalorizzatore»].
Anche qui è ancora l’Impregilo, attraverso la Fibe a costruire. Il cavaliere ringrazia il gruppo perché, dice, «nonostante quello che ha passato, si è dichiarato disponibile a completare i lavori, anche a livello di costo». Evidentemente non si riferisce ai Cip6 di cui beneficeranno, oltre a quello di Acerra, anche gli impianti di Agnano, Salerno e Santa Maria La Fossa.

Poi Berlusconi assicura che l’impianto «da fine aprile 2009 sarà completamente operativo» e che «la prima delle tre linee andrà in funzione nei primi giorni di gennaio dell’anno prossimo». Che importa se «la Fibe si è aggiudicata l’appalto raggiungendo il punteggio più basso sotto il profilo tecnologico, ma con l’offerta economica migliore», se l’inceneritore «il più grande d’Europa, inciderà considerevolmente sui livelli della falda acquifera che già negli ultimi decenni si sono abbassati notevolmente per la presenza di altri insediamenti industriali», se «l’inceneritore è in controtendenza rispetto alle linee di sviluppo che la città di Acerra si è data: l’agricoltura di qualità, con il turismo rurale e culturale, con il Polo pediatrico mediterraneo», come sostengono da anni quelli del Presidio contro l’inceneritore.

Può succedere di peggio. E il «peggio» si nasconde sotto una «gita» che il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino ha fatto oggi a Brescia per visitare l’inceneritore bresciano, «modello» a cui ispirarsi per costruire quello di Agnano e per cui il sindaco ha espresso «grande ammirazione». Peccato che lo scorso luglio, proprio per quell’impianto, la Corte europea di giustizia ci ha condannato per non aver rispettato le norme europee in materia ambientale. La terza linea dell’inceneritore [dell’Asm] infatti non è stata sottoposta alla valutazione d’impatto ambientale [Via].

Ma il peggio è ancora un altro. Secondo Ennio Italico Novello, primo ricercatore dell’area ricerca del Cnr di Roma, l’inceneritore di Brescia starebbe per essere venduto a Napoli. La trattativa, di 25 milioni di euro, sarebbe in corso, secondo Novello, che ha spiegato che la proposta è stata «giustificata dal fatto che quell’impianto sta inquinando l’intera Lombardia. A Brescia non c’è un solo allevamento di bovini che sia senza diossina».
A riferire la notizia, oltre l’Ansa è stato anche il sito del Comitato Rifiuti Zero Campania http://rifiutizero.nunserver.org. Brescia, dove i livelli di raccolta differenziata sono deludenti, dove secondo il Wwf c’è un aumento della produzione di rifiuti. Brescia il «distretto nazionale dei rifiuti» che può fare invidia alla Campania perché, ha spiegato questa mattina una delegazione di cittadini, associazioni e comitati incontrando il sindaco di Napoli, «oltre al più grande inceneritore d’Europa, qui si producono quasi 4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali all’anno, prevalentemente scorie di fonderia, a cui se ne aggiungono oltre un milione di importazione. Sono state interrate in passato, spesso in discariche non controllate, decine di milioni di tonnellate di scorie di fonderia».
Brescia è veramente «il modello» da seguire?

Tags assegnati a questo articolo: rifiuti, ambiente, Campania

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