Ora l’ambiente di Roma è tutelato da Paolo Togni, già potente capo di gabinetto di Altero Matteoli [An] ministro dell’ambiente per cinque anni
nel precedente governo Berlusconi. Matteoli, che ora è ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ha portato con sé alcuni ex collaboratori: per esempio, ha nominato capo di gabinetto Claudio Iafolla, suo ex capo dell’ufficio legislativo all’ambiente, ma non ha scelto di nuovo Togni. Quando era ministro dell’ambiente, anche grazie a Togni, Matteoli è inciampato troppe volte. Per dirne alcune: condannato in due gradi di giudizio per comportamento antisindacale avendo dirottato parte dei fondi dei dipendenti del ministero a quelli del gabinetto; più volte censurato dalla corte dei conti per i provvedimenti emanati; contestato non solo dagli ambientalisti per il varo di una controriforma ambientale condivisa entusiasticamente da Confindustria. Figura ancora di un certo peso in diversi settori, Togni è stato chiamato in questi giorni dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno [An-Pdl], a dirigere il dipartimento politiche ambientali del Comune. L’assessore capitolino all’ambiente Fabio De Lillo dice, in soldoni, di non essere
preoccupato dall’ombra che può fargli l’ingombrante nomina di Togni. E forse ha ragione a pensare che non è questo il problema.






