L’alto Lazio ha chiamato e l’Europa ha risposto. Sintetizzano così la «missione» in corso i No coke, partiti da Civitavecchia e Tarquinia per portare a Bruxelles la petizione che chiede di far luce sulle autorizzazioni all’apertura del cantiere della centrale a carbone di Civitavecchia. Le ragioni dei cittadini e del mondo agricolo sono rappresentate da una nutrita delegazione, che ieri ha incontrato diversi euro parlamentari, di tutti gli schieramenti politici, compreso il capogruppo di Rifondazione Roberto Musacchio, che ha molto aiutato l’impresa. Oggi, i No coke sono stati ricevuti dal presidente della commissione petizioni, il polacco Libickj. «Abbiamo respirato un’aria diversa, di attenzione e ascolto verso le nostre ragioni–dicono i No coke–Ci pare che a Bruxelles siano rimasti particolarmente colpiti dalla nostra vicenda». Come stupirsene, vista la fama dell’Italia di paese fra i più inadempienti e «infrazionati» in materia ambientale. Stasera i No coke tornano a casa, ma intanto si è avviato l’iter della petizione, che dovrà prima essere dichiarata ammissibile e poi protocollata. Dopo partiranno le audizioni di tutti i soggetti interessati e lì il vasto schieramento sociale contro il carbone e i pochi enti locali rimasti al suo fianco dovranno corazzarsi, perché l’Enel schiererà sul campo tutta la sua potenza.






