Seconda fuga di liquidi radioattivi in Francia registrata in due settimane dopo quella avvenuta il 7 luglio scorso sul sito nucleare di Tricastin a Bollene [Vaucluse], sempre nel sud-est del paese. Mentre l’agenzia per la sicurezza nucleare [Autorité de sûreté nucléaire, Asn] ha assicurato che i liquidi di scarto radioattivi, questa volta fuoriusciti dall’impianto nucleare gestito da una filiale del gruppo Areva a Roman sur Isere in seguito alla rottura di una canalizzazione, sarebbero «senza impatto sull’ambiente», Ferran Tarradellas, portavoce del cCmmissario Ue all’energia, ammonisce la Francia perché «ha deciso di non allertare i propri partner Ue attraverso il sistema europeo ’Ecurie’». La Francia non ha ritenuto necessario attivarlo neanche due settimane fa, in occasione dell’altra fuga nella centrale di Tricastin ma il Commissario non esclude–a questo punto–l’invio di ispettori.
Sul fronte italiano invece oggi Antonio Costato, vice presidente di Confindustria per l’energia e il mercato, ammonisce le Regioni «abusano del potere di interdizione attribuito dal Titolo V della Costituzione, ostacolando la realizzazione di infrastrutture energetiche». Il problema secondo Costato «diventerà ancor più grave, in prospettiva, quando si tratterà di costruire impianti nucleari». La soluzione? Secondo Costato far pagare «di più l’energia alle Regioni che si rifiutano di ospitare infrastrutture e facendola pagare di meno a quelle che accolgono gli impianti energetici. Anche perché spesso si tratta di rifiuti opposti non ad impianti nucleari ma a semplici passaggi di fili di rame o al piantamento di pali della luce».






