Militarizzazione e petrolio in territorio U'wa

Le comunità indigene colombiane lanciano un nuovo allarme. Governo, multinazionali e attori armati collaborano per «aprire» il territorio indigeno alle attività di estrazione del petrolio.

Alcuni anni fa in Italia come nel resto del mondo una forte campagna di solidarietà con il popolo indigeno colombiano U’wa riuscì a creare attorno al problema della difesa dei territori indigeni un’attenzione e un movimento di opinione fino ad allora inusuali. Gli U’wa avevano presentato allora il loro testamento, minacciando un suicidio di gruppo se la multinazionale petrolifera Occidental Petroleum [Oxy] non avesse abbandonato il loro territorio.
Secondo la cosmovisione degli U’wa il petrolio rappresenta il sangue della terra, ed estrarlo equivale a violare la madre terra, compromettendone il ciclo vitale. In quella occasione si confrontarono due differenti concezioni del mondo e dello ‘sviluppo’. Da una parte la cosmovisione di un popolo che ha saputo vivere l’equilibrio con la natura e l’ambiente. Dall’altra una multinazionale che per perpetuare il saccheggio delle risorse della terra invitava il Congresso degli Stati uniti ad inondare di armi la Colombia. Dopo anni di dura contrapposizione, nel maggio 2002 il popolo U’wa vinse la sua battaglia, ottenendo il ritiro della Oxy e il controllo del proprio territorio.
Da allora altre compagnie petrolifere [tra cui la Ecopetrol] hanno tentato di penetrare nel territorio indigeno per portare avanti le prospezioni sismiche propedeutiche alle attività estrattive. Nel 2006 il governo colombiano ha dichiarato di voler esplorare altri due blocchi della zona, il Catleya e il Siriri.
L’Associazione Asou´wa – che riunisce gli indigeni U’wa di Santander, Nord di Santander e Boyacá – ha denunciato nuovamente il tentativo di intrusione chiarendo che «le popolazioni U’wa sono nettamente contrarie al nuovo fronte di sfruttamento petrolifero» e ha annunciato l’intenzione di non prendere parte alla consultazione programmata dal governo per l’esplorazione dei due nuovi blocchi petroliferi. Nonostante il rifiuto, nel dicembre dello stesso anno è arrivato dal Ministro degli interni e della giustizia il via libera al progetto di sfruttamento. Di fronte alla nuova offensiva nel 2007 le comunità hanno intrapreso la strada di una nuova denuncia pubblica contro il governo colombiano, e hanno sollecitato l’appoggio internazionale per chiedere al governo colombiano di rinunciare a tutto il progetto petrolifero nel territorio indigeno.
Negli ultimi due anni le comunità U’wa hanno subito una progressiva militarizzazione del territorio. A causa della presenza degli attori armati e della situazione di instabilità nella regione, molte organizzazioni sociali hanno lanciato nelle scorse settimane un appello per la salvaguardia del territorio, e hanno inviato al governo colombiano una lettera in cui chiedono l’adozione di misure urgenti per garantire la sicurezza e la sopravvivenza delle comunità originarie e l’abbandono immediato del territorio da parte delle forze armate.
L’appello spiega che già alla fine del maggio scorso le autorità U’wa hanno denunciato pubblicamente la presenza della forza armata pubblica e dei gruppi armati irregolari nel proprio territorio e le numerose violazioni da esse compiute all’interno delle comunità. Le forze armate avrebbero occupato le abitazioni degli indigeni, bruciato i loro indumenti ed utensili, raccolto i frutti delle coltivazioni di sussistenza, molestato le giovani U’wa, contaminato alcune fonti d’acqua.
Asou’wa ha inoltre denunciato i tentativi di divisione e di corruzione messi in atto da organismi statali negli ultimi mesi. Alla fine del maggio scorso, la Direzione generale per le rtnie del Ministero degli interni ha disposto tramite risoluzione pubblica che le comunità di Uncasia e Segovia siano escluse dall’affiliazione ad Asou’wa, cercando in tal modo di frammentare l’organizzazione indigena e la sua capacità di organizzazione e resistenza.
La situazione nel territorio U’wa diviene progressivamente più grave. Non è un caso che negli ultimi anni altre zone del paese abbiano subito lo stesso destino. Nelle regioni del Chocò, Nariño, Guajira, Norte de Santander, Guaviare e in molti altre regioni della Colombia la militarizzazione e il tentativo di corruzione di leader indigeni e di interi pezzi di comunità sono divenute pratiche diffuse usate per debilitare la resistenza delle comunità e permettere la penetrazione delle multinazionali e lo sfruttamento delle risorse anche nelle zone dove forte è l’impegno per la difesa del territorio.

Tags assegnati a questo articolo: Colombia, indigeni

Mail_long
11 ottobre 20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antimafia sociale antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione Congo conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi crisi alimentare crisi finanziaria critical mass Cuba curdi dal molin