Adesso ce la giochiamo. Era questo il sentire comune che aleggiava nella fiaccolata di ieri, martedì 28 luglio a Sant’Antonino. Per onestà bisogna dire che nessuno si aspettava un’affluenza così importante. Troppa stanchezza in giro, troppe polemiche.
Assemblee infuocate dove il progetto Fare [presentato dalla Comunità Montana e dai suoi tecnici] veniva spiegato ai comuni mortali i quali avevano la colpa di «non capire» la straordinaria occasione che tale progetto presentava. Per non saper leggere e scrivere basta vedere da chi è appoggiato: Virano in persona e tutto il Pd mobilitato per l’occasione. Malessere generalizzato, clima cupo anche per via dei temporali che hanno reso difficile il 9° campeggio Notav a Venaus organizzato da Askatasuna e dal Comitato di lotta popolare.
L’idea di chiudere il campeggio con una fiaccolata che cadeva in pieno esodo vacanziero a molti era parso perlomeno azzardata. E invece. La frase: «questo movimento riesce sempre a sorprendermi» rappresenta bene il clima, la gioia, la serenità ritrovata dopo tanta pioggia [e malumori] dei giorni precedenti. In migliaia hanno testimoniato la voglia di continuare ad esserci e le forti perplessità verso una gestione della – cosa – sempre di più giocata nelle stanze del palazzo. Hanno partecipato quei cittadini che sanno pensare e fare di conto, sanno esaminare la situazione che da troppo tempo è sotto gli occhi di tutti: un equilibrio di mezze verità e tante bugie.
Per applaudire ai risultati dell’Osservatorio oggi alcuni amministratori valsusini incontreranno il presidente Napoletano. Poi un incontro a Palazzo Chigi dove chiederanno la benedizione e i finanziamenti per un referendum. Naturalmente non prevederà una domanda secca: Tav o Notav, ma un quesito che tenga in conto se gli amministratori debbano oppure no continuare a dialogare con le Istituzioni. [?] Il teatrino supera se stesso. E stanca. Il popolo notav ancora una volta ha risposto uscendo di casa si è presentato con la sua ricchezza, bambini e anziani, medici di base e parrocchiani, banda musicale. Qualche maglietta diceva: «Non nel mio nome».
Altre magliette portavano all’interno del movimento la questione Clan-destini. Tutti quanti avevano stampato sulla faccia: ora ce la giochiamo fino in fondo.
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