Sono lontani i tempi in cui i cortei contro la discarica di Chiaiano portavano in strada seimila persone, ma sabato scorso la prova tecnica del «Jatevenne day» del 27 settembre ha dimostrato che il presidio non solo non si arrende, ma che va avanti nonostante tutto. Non si è fermato dopo le cariche della polizia di maggio e non lo fa nemmeno dopo gli arresti del mese scorso.
E proprio con il coro «Massimo libero» è partita la manifestazione di sabato scorso che si è conclusa davanti allo schieramento di forze dell’ordine, all’ingresso della cava Cinque Cercole, all’interno della quale il governo Berlusconi sta preparando, a pochi passi da case e ospedali, lo sversatoio da 700 mila tonnellate contestato dai residenti di Marano, Mugnano e Chiaiano. Occhi negli occhi per ribadire le intenzioni, ma senza scontri. La violenza è al bando. Ora, dicono al presidio, quello che conta è non mollare. Sulla chat del sito chiaianodiscarica.it ribadiscono: «Non eravamo tantissimi, ma c’eravamo».
E sempre dal sito si lancia un’altra iniziativa per incentivare la protesta. In questa società di consumi, gli organizzatori hanno capito che i punti a premio arrivano dove la sensibilizzazione non va. L’idea è questa: raccogliere fondi col metodo dell’antica riffa che mette in palio un weekend per due persone in un posto salubre come l’oasi Wwf di Campolattaro. Se non è una sberla in pieno viso al degrado, questa…
Intanto sabato, sotto al sole cocente, in mille hanno sfilato pacificamente dalla metropolitana di Chiaiano al centro storico di Marano, passando per la rotonda Titanìc, luogo simbolo della protesta, con decine di striscioni contro il governo, la classe politica della Regione Campania e a favore della raccolta differenziata, che ancora non c’è. Un No fermo contro la realizzazione di una discarica all’interno di un luogo destinato ad un parco naturale. Gli interventi proseguono nonostante tutto, anche se in prima pagina escono le foto degli operai appesi alle funi senza casco. Un’emergenza nell’emergenza, quella del lavoro. Al corteo, anche le mamme hanno reclamato il loro spazio: «Ai nostri figli lasciate una speranza sola: fuggire da Napoli». Ma lo striscione più imponente era quello dedicato al giovane arrestato con l’accusa di aver dato fuoco ad un autobus: «Nessuna violenza, solo coerenza. Liberi tutti, libero Massimo». Poi, tanti altri. Come quelli sulla salute, definita «un bene da difendere», mentre la discarica è «da attaccare ed eliminare».
Nel mirino ancora una volta i mass media, con l’invito a raccontare la verità, ribellandosi ai padroni dell’informazione. In prima linea c’erano quelli della protesta creativa. Gli inventori dello slow walking e delle altre iniziative di resistenza che hanno contribuito a tenere alta l’attenzione dei media sulla necessità di rivedere il decreto sui rifiuti. C’erano l’ex sindaco Mauro Bertini col megafono, i ragazzi del centro sociale Insurgencia, i residenti del Poggio Vallesana, anche Raffaele Bruno, esponente dell’associazione Vento del Sud.
Poi, gli amministratori comunali: il sindaco Salvatore Perrotta, costretto a smentire un presunto accordo sottobanco col governo, e i consiglieri comunali più attivi: da Mario Romani a Gemma Infantocci e Angelo Liccardo, all’assessore Renato Schettino. Assieme a loro i consiglieri comunali di Napoli Franco Moxedano e Carlo Migliaccio, presidente della commissione Ambiente, tra i più ottimisti sulla possibilità che ci sia spazio per un eventuale dietrofront o cambio di strategia del governo. Chissà.
Intanto è pronto un calendario di nuove iniziative prima del «Jatevenne day"» Lo hanno annunciato nel corso dell’assemblea che si è svolta a conclusione del corteo. Primo appuntamento fissato per il 10 settembre, a Napoli, all’ingresso di Palazzo Santa Lucia dove si riuniranno in seduta congiunta il Consiglio regionale della Campania ed il Consiglio comunale di Napoli.
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