Saranno consegnate domani le firme raccolte dalla campagna colombiana a difesa dell'acqua come bene comune. Si punta a una modifica costituzionale che blocchi la privatizzazione delle risorse idriche del paese.
Ci siamo. Dopo tre anni dal lancio della campagna in Colombia per la difesa dell’acqua come bene comune, si sta per concludere a Bogotà la mobilitazione nazionale portata avanti da oltre duecento mila attivisti, tra indigeni, contadini, sindacati, studenti, professori, artisti e associazioni impegnate a difendere diritti umani e ambiente, ormai sempre più coincidenti.
Al centro della campagna la proposta di un referendum sul quale i cittadini potranno esprimersi per decidere di porre un freno alle privatizzazioni ed alla svendita del patrimonio idrico del paese con le potenzialità più alte dell’America Latina [www.ecofondo.org ]. La Costituzione colombiana del 1991 consente, sulla base dei principi di democrazia partecipata conquistati proprio negli anni addietro dai popoli nativi, la possibilità di introdurre cambiamenti alla stessa, purché stabiliti dal voto dei cittadini attraverso un referendum. Ed ecco la proposta lanciata attraverso la campagna: inserire nel testo della Costituzione la difesa dell’acqua, il diritto al suo accesso come un diritto umano fondamentale, l’obbligo da parte dello Stato di garantire un minimo vitale ad ogni cittadino senza discriminazioni e quello di salvaguardare particolari ecosistemi ed il ciclo completo delle acque. Proposte semplici quanto rivoluzionarie, visto il paese in cui vengono fatte ed il clima internazionale tutt’altro che favorevole all’esercizio diretto della democrazia. Per raggiungere questo scopo e promuovere il referendum servono almeno un milione e quattrocento mila firme che devono essere consegnate al Congresso. Una volta ricevute le firme, il Congresso deve convocare entro sei mesi il referendum su cui i cittadini saranno chiamati ad esprimersi.
Nonostante i tanti programmi internazionali che si appellano a questi obiettivi, come quelli del millennio delle Nazioni Unite, l’unica maniera per rendere obbligatorio il diritto fondamentale all’acqua e la sua difesa continua ad essere la mobilitazione dei cittadini e l’esercizio diretto della democrazia. In Colombia, sembrava impossibile raggiungere questo risultato, considerando la violenza cronicizzata di un paese che ha fatto dei crimini di stato e del genocidio politico il suo biglietto da visita negli ultimi quaranta anni. Invece i movimenti e la società civile colombiana ancora una volta hanno dato prova di grandissima capacità non solo di resistenza alla clava della violenza ma anche di mobilitazione e di unità su un tema fondamentale come quello dell’acqua. Il governo di Uribe ha tentato in tutte le maniere di ostacolare questa possibilità. Immensi i guadagni garantiti dal governo di Bogotà alle multinazionali del settore, che da sempre fanno affari d’oro con il presidente più oscuro e discusso che il paese ricordi. Intimidazioni, omicidi politici, dissimulazione della realtà, persecuzione politica, nessun rispetto per le regole, queste sono alcune delle azioni messe in campo per ostacolare la lotta dei movimenti colombiani per difendere i beni comuni ed i loro diritti fondamentali. Ma questa volta pare proprio che il referendum si farà. Sarà proprio durante la chiusura del terzo Festival Latinoamericano Surrealidades, il prossimo 12 settembre, che verranno consegnate le firme. Molte le manifestazioni e le attività culturali di piazza previste che rifletteranno lo stile, le caratteristiche e le diversità del movimento colombiano. Tra queste vi saranno la presentazione di un disco fatto da artisti impegnati nella campagna dal titolo «Agua cantos para que fluya» e il giorno dopo una cerimonia sacra con cui si svolgerà un rituale per «sanare» il fiume Bogotà. Una sorta di offerta attraverso canti e meditazioni agli spiriti dell’acqua, sulle sponde di quello che risulta essere uno dei fiumi più contaminati dell’america latina. Parole che raccontano di una saggezza antica, quanto mai attuale ed indispensabile, visti i tempi che corrono.






