Escalation nella regione petrolifera nigeriana: l'esercito attacca i guerriglieri del Movimento di emancipazione del Delta del Niger, che rispondono facendo saltare in aria una piattaforma della multinazionale Shell. Il Nobel Soyinka critica il governo.
Precipita velocemente la situazione nel Delta del fiume Niger, il serbatoio petrolifero della Nigeria. Il 13 settembre l’esercito nigeriano ha attaccato un campo di militanti del Movimento di emancipazione del Delta del Niger [Mend] nei dintorni di Tombia, nello stato di Rivers. Secondo quanto scrive il Mend, l’attacco sarebbe stato portato con tre elicotteri d’assalto, che avrebbero iniziato a lanciare missili sulla zona di foresta dove era nascosto il campo. Jomo Gbomo, portavoce del Mend, ha dichiarato che «questo potrebbe essere l’inizio di una guerra su vasta scala, una guerra per il petrolio». Nell’attacco, secondo il Mend, sono stati usati anche aerei da combattimento e una ventina di motovedette, oltre a mezzi da sbarco, carichi di soldati «soprattutto del Nord della Nigeria». Un’indicazione, questa, che non è solo una notazione geografica. I popoli del Delta del Niger accusano le elite nigeriane, provenienti soprattutto dal nord del paese, di perpetuare uno sfruttamento coloniale: le risorse petrolifere vengono saccheggiate senza che alle poplazioni locali [circa 20 milioni di persone, su un territorio grande come la Scozia] rimanga altro che i danni ambientali causati dalle multinazionali. «Riteniamo il governatore dello stato di Rivers e il presidente della Nigeria responsabili per il genocidio di civili indifesi – prosegue il comunicato dei ribelli – Le compagnie petrolifere sono avvertite di spostare i loro lavoratori entro le prossime 24 ore perché un uragano sta per spazzare gli impianti petroliferi in tutta la regione del Delta del Niger». Secondo altre fonti, le unità dell’esercito nigeriano impegnate nell’attacco avrebbero «raso al suolo» due comunità del Delta, quella di Elem Tombia e quella di Ogboma. Nonostante ciò, i soldati nigeriani non sarebbero stati in grado di conquistare le posizioni tenute dai ribelli. L’operazione sarebbe stata diretta a liberare i tecnici stranieri sequestrati dal Mend alcuni giorni fa a bordo della petroliera Mt Blue Ocean, ma – scrive Gbomo «gli ostaggi sono stati trasferiti» e potrebbero essere usati per chiedere al governo nigeriano di rilasciare Henry Okah, presunto leader del Mend, detenuto in Nigeria, che giovedì prossimo comparirà in aula per rispondere delle accuse di traffico di armi e alto tradimento. Il Mend ha comunque assicurato che lascerà libertà di transito agli operatori umanitari della Croce Rossa e di Medici senza frontiere.
Il 14 settembre, il Mend ha tenuto fede alla parola data e ci sono stati una serie di attacchi alle installazioni petrolifere della Chevron e della Shell, due delle compagnie petrolifere che operano nel Delta. Tra le altre, c’è anche l’Eni, presente sia con l’Agip che con la Saipem. Secondo un nuovo comunicato del Mend, i guerriglieri avrebbero colpito l’impianto per il trattamento del gas naturale a Soku e una piattaforma della Chevron a Kula. La Chevron ha confermato la notizia. «Oltre 22 soldati mandati come rinforzo sono stati intercettati e uccisi – dice ancora il Mend – l’oleodotto di Nembe creek, di proprietà della Shell, è stato falto saltare in diversi punti». Il comando militare nigeriano, smentisce tutto e dice che non ci sono stati attacchi a impianti. Anzi, secondo i militari, i ribelli avrebbero subito pesanti perdite.
Nelle ultime ore, poi, una decina di motoscafi hanno attaccato, attorno all’alba di lunedì, una piattaforma della Shell ad Alakiri, una decina di chilometri dalla costa dello stato di Rivers. La piattaforma avrebbe subito danni per l’attacco durato oltre un’ora e alcune parti sarebbero state fatte saltare in aria con la dinamite. Secondo fonti dell’industria petrolifera, che preferiscono rimanere anonime ma che sono state riprese da molte agenzie di stampa internazionali, più di cento persone sono morte negli scontri degli ultimi giorni. «Questo è solo l’inizio di una grande offensiva militare nel Delta – conferma un uomo della sicurezza – che dovrebbe durare per due settimane. I militari non vogliono dire quante persone hanno ucciso per non alimentare il risentimento della popolazione».
Intanto, dure critiche alla politica muscolare del governo del presidente Umaru Yar’Adua, sono arrivate da Wole Soyinka, premio Nobel nigeriano, che dice che l’attacco «è stato una gesto di grande stupidità o una deliberata provocazione». Secondo Soyinka, l’offensiva degli ultimi giorni «apre una fase totalmente nuova nel conflitto nella regione del petrolio» e «solo un governo ottuso come quello che abbiamo ora non avrebbe saputo prevedere quello che sta accadendo nel Delta del Niger». A seguire con apprensione gli sviluppi nel Delta – del tutto assente dalla stampa italiana – sono soprattutto i mercati internazionali: se davvero nel serbatoio petrolifero della Nigeria scoppiasse la guerra annunciata, le conseguenze sul prezzo del barile di greggio sarebbero immediate. Anche per questo il governo nigeriano cerca di chiudere attorno al Delta e alle vittime civili una cortina di silenzio e propaganda.






