Continua in Nigeria la guerra per il petrolio

Oggi a Jos c'è l'udienza del processo segreto contro Henry Okah, considerato il leader del Movimento di emancipazione del Delta del Niger. I guerriglieri continuano a colpire gli impianti petroliferi. I danni ammontano a un milione di barili di petrolio al giorno.

Continua la guerra del petrolio dichiarata dai movimenti ribelli del Delta del Niger. Giovedì, per il sesto giorno consecutivo, un nuovo attacco agli impianti petroliferi, ancora una volta la compagnia colpita è la Shell. Con un comunicato alle agenzie di stampa Jomo Gbomo, il portavoce del Mend ha dichiarato: «Alle 18.30 di oggi, 18 settembre 2008, i combattenti del Movimento per l’emancipazione del delta del Niger [Mend] con l’uso di esplosivi hanno distrutto un importante gasdotto appartenente alla Shell a Elem-Kalabari Cawthorne Channel che attraversa lo stato del Rivers in Nigeria. I militari di una cannoniera si sono arresi senza sparare, abbiamo per questo risparmiato la loro vita e li abbiamo lasciati andare». Al momento la Shell non ha rilasciato dichiarazioni sui danni all’impianto, così come l’esercito nigeriano.
Nel successivo comunicato il Mend annunciava il rilascio di Dan Laarman e Robert Berrie, due ostaggi sudafricani. Nel comunicato inviato al Times of Nigeria ed a altre agenzie un duro attacco alle «bugie» dell’esercito nigeriano: «Questa vera e propria liberazione mette a tacere le speculazioni e l’ansia per le famiglie e per il popolo del Sud Africa causato dalle false dichiarazioni e dalla frode dell’ottuso portavoce militare della Joint Task Force [Jtf, l’unità speciale dell’esercito nigeriano incaricata di colpire i ribelli, ndr]. In questo caso, l’esercito aveva sperato, contando su una deliberata disinformazione, di far credere di aver avuto un ruolo nella vicenda», conclude il comunicato.
Continua così una «guerra» che il governo nigeriano cerca di minimizzare. Sono di ieri i rimproveri di un ministro nigeriano alla grande stampa internazionale «nel Delta del Niger non c’è nessuna guerra e gli attacchi ‘reclamizzati’ dai gruppi producono danni limitati», ha detto l’esponente del governo del presidente Umaru Yar’Adua.
Nel frattempo l’esercito descrive solo «vittorie». Ieri un portavoce della Marina, il tenente Olabisi, ha detto che mentre i suoi marinai stavano facendo un pattugliamento di routine sono stati improvvisamente attaccati dai guerriglieri. Nel successivo conflitto a fuoco, la Marina militare avvrebbe affondato le barche dei guerriglieri. Tutti i militanti a bordo sono probabilmente morti. Un’altra fonte dei sevizi ha dichiarato al quotidiano «Vanguard» che dopo diversi colpi di avvertimento della Marina militare, i guerriglieri hanno rifiutato di battere in ritirata, costringendo così i Marinai a sparare una granata che ha affondato la barca. Sempre al «Vangurd» la medesima fonte della sicurezza ha smentito in quanto false le rivendicazioni dei guerriglieri che dicono di aver ucciso dei soldati a Orubiri la stazione di pompaggio della Shell attaccata nelle prime ore di ieri. Secondo la fonte, l’impianto petrolifero è stato «leggermente» danneggiato, ma nessuno ha perso la vita.
Purtroppo a smentire le dichiarazioni del governo e dei militari non è solo il Mend.
All’Associated Press un portavoce della compagnia petrolifera di Stato della Nigeria ha dichiarato che più di 1 milione di barili di petrolio al giorno di produzione sono ora persi a causa degli attacchi dei guerriglieri nella regione meridionale del paese. La Nigeria è dunque passata dai 2.5 milioni di barili al giorno di produzione del 2006 che ne facevano l’ottavo esportatore di petrolio al mondo ai circa 1.5 milioni di barili di oggi.
Intanto il Foreign Office britannico ha confermato ieri che l’uomo d’affari rapito da un gruppo armato lunedì a Port Harcourt è uno scozzese. Mike Welford, di 65 anni, della zona di Aberdeen, vive e lavora in Nigeria da diversi anni ed è sposato con una nigeriana.
Rimangono nelle mani dei gruppi ribelli anche i due britannici e l’ucraino ‘liberati’ dai pirati e presi in consegna dal Mend insieme ai due sudafricani già rilasciati.
Si vivono giornate decisive, venerdì c’è un altro appuntamento importante, a Jos infatti si dovrebbe tenere l’udienza del processo segreto ad Henry Okah aggiornata l’8 agosto con la richiesta di scarcerazione respinta dalla corte. Il rilascio di Henry Okah, considerato il leader del Mend, potrebbe portare ad un immediato cessato il fuoco [una delle condizioni sempre poste dai guerriglieri] e all’avvio di colloqui di pace per risolvere i problemi della popolazione del Delta. Un ulteriore rinvio del processo «segreto» inasprirebbe ulteriormente i rapporti con i militanti.
Difficile dire quali saranno le decisioni di un governo nigeriano, ondeggiante tra la linea «dura» peraltro difficile da attuare tra le insenature del Delta e chi sogna una possibile pacificazione. Al centro sempre l’ombra del grande potere delle multinazionali del petrolio che premono sul governo nigeriano per una soluzione, anche muscolare, del conflitto. Le perdite, che ormai hanno raggiunto il milione di barili, sono considerevoli sia per le multinazionali che per il Governo. La speranza è che prevalga il dialogo.

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