E’ stata denominata «Blak Mountains» l’operazione che ieri ha portato al sequestro di 18 aree disseminate lungo tutto il territorio crotonese ma anche a Cutro e Isola Capo Rizzuto. Tra queste ha suscitato scalpore il coinvolgimento di trescuole: elementare San Francesco, che ospita 37 aule, quello dell’Istituto tecnico commerciale nel quartiere Marinella e ancora quello della scuola elementare nel rione Pozzoseccagno a Cutro. Tutte costruite con scorie nocive e tossiche [mercurio, zinco, arsenico e piombo] provenienti dal processo produttivo dello stabilimento Pertusola sud di Crotone, l’impianto metallurgico che ha chiuso i battenti alla fine degli anni Novanta. Le scorie [che, secondo le indagini, sarebbero 350 mila tonnellate] avrebbero dovuto essere smaltite in discarica, invece sono state cedute a due imprese di costruzioni di Crotone che le hanno impiegate nei lavori di realizzazione delle tre scuole ma anche di alloggi popolari, villette private, banchine portuali e strade.
«I traffici illeciti dei rifiuti e le attività criminali che devastano il paese minacciando la salute delle persone vanno combattuti con ogni mezzo ed è per questo che chiediamo al governo di non vietare nei casi di attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti l’uso delle intercettazioni telefoniche, strumento questo, che si è rivelato negli anni fondamentale per le attività di indagine delle forze dell’ordine e della magistratura», ha affermato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, commentando l’accaduto.
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