Per la giunta Veltroni era il fiore all’occhiello delle politiche ambientali e di tutela del territorio, un grande polmone verde nato per valorizzare i preziosi resti archeologici dell’area. Nelle intenzioni del Campidoglio, il vecchio aeroporto militare di Centocelle, doveva essere trasformato in un nuovo Parco urbano a servizio dei quattro Municipi confinanti [VI, VII, VIII, X] – un’area paragonabile a una città di 500 mila abitanti – cerniera tra il grande Parco dell’Aniene a Nord e il Parco dell’Appia a Sud. Dopo venti anni di attesa, una spesa di circa 20 milioni di euro, dei 120 ettari del più grande Parco urbano di Roma, sono stati resi fruibili solo 33 ettari. Le associazioni e i comitati di quartiere di zona, riunite in un coordinamento intermunicipale, denunciano la «scomparsa dei fondi già stanziati in bilancio Comunale per continuare i lavori e il blocco da più di un anno della guardiania del parco, indispensabile per tutelarlo dai ricorrenti atti vandalici». «È scandaloso – dice il coordinamento – che a soli due anni dall’inaugurazione, il parco sia diventato pericoloso a tal punto da chiudere tutti gli ingressi anche quelli pedonali. Chiediamo al sindaco Alemanno di attivarsi per delocalizzare tutti gli insediamenti abusivi, incompatibili con il completamento del parco».






