Si riaprono i giochi a Bruxelles sulla vicenda della discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa alle porte di Roma. La storia inizia nel 2002, quando il locale comitato di cittadini invia alla commissione europea una denuncia sulla cattiva gestione dell’impianto e sui rischi per la salute e per l’ambiente. Su quella base, viene avviata una procedura di infrazione contro il nostro paese, poi archiviata nel
2005 dalla stessa commissione in seguito all’invio da parte dell’Italia del piano di adeguamento della discarica, riguardante la sua gestione in sicurezza nei trenta anni successivi alla chiusura. Contro questa decisione aveva protestato il comitato di Malagrotta, che giudica un bluff il piano di adeguamento della discarica, «che rimane di fatto un pestilenziale ammasso di rifiuti indegno di una capitale europea, con una gestione primitiva del percolato e senza controlli degni di questo nome, con diversi processi per mala gestione a carico del gestore, attualmente di nuovo sotto processo al tribunale di Roma». In questi giorni, il mediatore europeo ha comunicato al comitato di Malagrotta di aver riaperto il caso dopo aver chiesto al presidente della commissione Barroso di poter effettuare l’ispezione di tutti i documenti e della corrispondenza riguardante questa vicenda.






