Chiaiano. Dopo le cariche il presidio va avanti. L'8 ottobre apre la discarica

«I protagonisti degli scontri di ieri a Chiaiano sono quelli che per un anno hanno impedito di risolvere la vergognosa situazione di Napoli», si è espresso così oggi Guido Bertolaso, sottosegretario all’emergenza rifiuti, commentando la carica della polizia contro i manifestanti di sabato al «Jatevenne day». Bertolaso ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine ma non ai manifestanti scesi in piazza contro l’apertura della discarica nelle cave di Chiaiano. Data di apertura probabilmente lunedì 8 ottobre.
Sabato per strada c’erano diecimila persone alcune delle quali sono state picchiate dalla polizia e oggi attaccate da Bertolaso. Quelle stesse persone che «non hanno più argomenti se non quello del casco e dello scudo di plexiglas», dice il sottosegretario. Le stesse che da mesi presidiano un territorio ormai militarizzato, sottratto ai suoi abitanti, e che sabato hanno ricevuto il sostegno e la solidarietà di associazioni e movimenti: dai No dal Molin di Vicenza, alle Reti romane per il bene comune, al presidio permanente di Taverna del Re di Giugliano. Tutti insieme chiedevano che una delegazione potesse entrare della cava per verificare lo stato dei lavori.
Una «protesta» senza «argomenti, che non porta alcuna proposta», per Bertolaso e ancora «tensioni provocate da alcuni facinorosi che comunque sono la minoranza della popolazione – ha commentato invece il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo che plaude all’«ottimo lavoro» di Bertolaso.

Nella cava circondata dal filo spinato e militari, ormai luogo di «interesse nazionale», nessuno può e deve entrare, a parte gli stessi militari e i tecnici. Nessuna mediazione. Partono i lacrimogeni – a lanciarli la polizia che circonda diversi palazzi isolandoli – poi le bottiglie e i petardi, la risposta dei manifestanti.
«Così siamo andati avanti solo coi nostri corpi, come avevamo annunciato. Non avevamo strumenti offensivi – dicono i Comitati contro la discarica di Chiaiano e Marano -. Eppure polizia e carabinieri hanno preso furiosamente a manganellare, lanciando anche lacrimogeni cs, quello di Genova-G8. Ormai abbiamo imparato a riconoscerne il tremendo odore. Perciò a quel punto e solo a quel punto ci siamo difesi, creando barriere e blocchi per tutelare il reflusso del corteo. Ci sono almeno dieci feriti tra i manifestanti. Un ragazzo si è probabilmente fratturato la caviglia. Una ragazza è stata manganellata e presa a calci mentre si era accovacciata in terra e poi è stata anche fermata. Ma i cittadini non si arrendono. Fare la discarica sarà dura!».
I cittadini non si arrendono, ribadiscono anche il no alle «compensazioni» ambientali» decisa dall’ultimo Cdm. Con loro anche il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta che, anche oggi, ha chiesto a Bertolaso di poter accedere alla cava di Chiaiano insieme a un gruppo di tecnici di sua fiducia. «Auspico una sollecita e favorevole risposta in modo che tutti i cittadini potranno avere riscontri di quanto si sta facendo nella cava», ha detto Perrotta.
Ma le proposte dei cittadini ci sono e loro le mettono anche in pratica, punti per la raccolta differenziata autogestita in città che a livello istituzionale ancora non parte. «In tutto il mondo stanno riuscendo a praticare una raccolta differenziata superiore al 70 per cento del totale dei rifiuti, che permette un recupero dei materiali, il compostaggio dei materiali organici utilizzabile in agricoltura e la creazione di numerosi posti di lavoro. Perché non a Napoli», dice Paul Connet, esperto di rifiuti presente al corteo.

Mercoledì mattina, primo ottobre, Berlusconi sarà di nuovo a Napoli e, oltre che sull’aggiornamento dei lavori dell’inceneritore di Acerra, potrebbe pronunciarsi sulla data dell’apertura della discarica.
A Chiaiano intanto ieri sera al termine di un’assemblea, a cui ha preso parte circa un centinaio di cittadini, si è deciso di proseguire la lotta per dire no alla discarica nelle cave di tufo perché «Non è vero che il problema è risolto così come il presidente Berlusconi e Bertolaso continuano a dirci».

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