A Pianura 37 arresti per gli scontri di gennaio

4 gennaio 2008. Cittadini, associazioni [come la Rete Campana salute e ambiente] e il Presidio contro la discarica scendono in strada. Un serpentone di migliaia di persone attraversano il quartiere di Pianura tra l’immondizia dell’«infinita emergenza campana». Chiedono che la discarica di Pianura non venga riaperta.
Il giorno dopo le immagini della rotonda di via Montagna spaccata fanno il giro del mondo. Ma sono solo immagini degli scontri, dei cassonetti rovesciati, degli autobus bruciati, cumuli di immondizia in fiamme. Nella notte viene assaltato il commissariato di polizia di Pianura con molotov e bombe carta e data alle fiamme la sede di Alleanza nazionale di Pianura e quella della Margherita. Un arresto e 10 fermi è il bilancio di quella notte.
All’alba del giorno dopo una carica violenta della polizia contro il presidio di contrada Pisani. Sono centinaia i poliziotti che irrompono, con mezzi blindati, manganelli e scudi. Saranno due feriti i feriti, tra di loro un ragazzo che cade in una scarpata e si rompe una gamba.

6 ottobre 2008. Associazione a delinquere, devastazione, interruzione di pubblico servizio. Questi i capi d’accusa per le trentasette persone raggiunte questa mattina da ordini di custodia cautelare eseguiti dalla digos della questura di Napoli dell’ambito di un’inchiesta sulle contestazioni nel quartiere di Pianura contro l’allestimento della discarica lo scorso gennaio, partita da una indagine sul «tifo violento» a Napoli.
Tra gli indagati due esponenti politici locali, l’assessore alla protezione civile al comune di Napoli del Pd, Giorgio Nugnes, e il consigliere di Alleanza nazionale, Marco Nonno, entrambi accusati di devastazione.

A Nugnes sono stati concessi gli arresti domiciliari. In una nota al sindaco di Napoli Iervolino si dice «assolutamente sereno e totalmente estraneo a quanto mi viene contestato» e si autosospende da ogni incarico. «Sono assolutamente sereno e totalmente estraneo a quanto mi viene contestato. Per l’altissimo senso delle istituzioni che anche tu mi hai insegnato, ti chiedo di sospendermi dagli attuali incarichi che ricopro nell’ambito della Giunta Municipale».
Il provvedimento per Nonno, invece, prevede il carcere. Secondo il pm partenopeo, Antonello Ardituro, sarebbe lui il principale artefice nell’organizzare gli scontri avvenuti nel quartiere. In particolare l’assessore di An avrebbe utilizzato il suo legame con alcuni esponenti dei gruppi ultrà coinvolti nell’inchiesta: «Teste matte» e «Niss» [niente incontri solo scontri]. Tra i nomi c’è anche quello di Dario Di Cino, uno de capi di Niss.
Il tutto emerge da intercettazioni telefoniche che ha scoperchiato un intreccio di interessi economici e politici, che coinvolgerebbe anche il clan dei Varriale di Pianura.

Ma in quei giorni c’è stato «molto altro», sottolineano quelli della Rete Campana salute e ambiente, ossia una protesta che ha portato in piazza migliaia di cittadini contrari alla discarica, «centinaia di giovani sono stati un’esplosione che appartiene alla storia sociale della nostra città, alle sue domande inascoltate di cambiamento, alla lotta finanche istintiva ed esplosiva contro il sequestro del futuro», si legge in una nota della Rete.
Senza dimenticare i 15 anni di «commissariamento straordinario» che è stato «la chiave per garantire ecomafie e speculatori», dicono e insistono sul fatto che l’apertura della discarica di Pianura rappresentava una «bomba ecologica» e per questo la gente «si è ribellata».
«Non abbiamo elementi per valutare le diverse situazioni personali, per le quali deve però sempre valere la presunzione d’innocenza, e le accuse di oggi – si legge ancora nella nota – in particolare eventuali scambi di denaro e interessi economici. Quello che, però, ci interessa rimarcare fin da subito è che in ogni caso non è possibile raccontare la protesta di Pianura come una vicenda criminale».

Tags assegnati a questo articolo: ecologia, ambiente, rifiuti, Campania, pianura

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