I parlamentari europei hanno deciso di mantenere fissi gli obiettivi per la riduzione delle emissioni di CO2 e di non piegarsi quindi alle richieste di alcuni governi e delle lobby industriali, soprattutto quella energetica e quella dell’auto. Negli ultimi mesi le lobby industriali hanno cercato di sfruttare l’alibi della crisi economica per diluire e rinviare gli obiettivi europei in materia di taglio delle emissioni responsabili dei cambiamenti climatici. Il parlamento europeo ha anzi previsto di includere tra gli obiettivi dei tagli anche le emissioni degli aerei, finora esclusi dal piano che prevede la riduzione di almeno il venti per cento delle emissioni rispetto al 1990 entro il 2020. Contemporaneamente, però, entrerà in vigore nel 2011 il meccanismo di «scambio» dei «titoli» sulle emissioni, per cui le aziende non linea con i parametri europei potranno comprare sul mercato i «permessi» per inquinare di più. Nonostante questo meccanismo di finanziarizzazione dell’inquinamento, il voto del parlamento indica che – a meno di voltafaccia del Consiglio d’Europa o della Commissione – la politica ambientale europea rimane quella stabilita. Con qualche difficoltà: la Polonia, per esempio, cerca di ottenere sconti per il suo settore energetico che al 90 per cento dipende dal carbone. E l’Italia, il cui governo va nella direzione opposta a quella indicata dal parlamento europeo: «E’ molto grave che tanto il governo italiano quanto Confindustria puntino invece sulla possibilità di violare i limiti delle emissioni inquinanti», commenta Roberto Musacchio, eurodeputato del Prc.
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