Braccio di ferro per il clima. Italia e Polonia contro l'Ue

Il Commissario europeo all’ambiente, Stavros Dimas, è sbalordito «di fronte agli argomenti avanzati dall’Italia» sul pacchetto clima-energia dell’Unione europea. L’Italia infatti ha chiesto uno sconto sulle emissioni di CO2.
La faccia tosta del governo Berlusconi forse ha dimenticato che le politiche e le misure già in atto nel nostro paese sono in controtendenza rispetto al resto dell’Europa. In poche parole sono scarse e, continuando di questo passo, nel 2010 – anno di riferimento intermedio del periodo 2008-2010 del protocollo di Kyoto [e l’Italia è stata uno dei paesi che ha ratificato per prima impegnandosi a ridurre del 16 per cento le emissioni di CO2 entro il 2012] – in Italia le emissioni aumenteranno del 7,5 per cento rispetto all’obiettivo nazionale di una riduzione del 6,5.
Poco importa Kyoto. Ora importa [la scusa del]la crisi finanziaria, il crollo dei mercati, e poi per le imprese italiane «ora non è possibile farsi carico di un costo insopportabile», dice Altero Matteoli, ministro per le infrastrutture, che estrae il coniglio bianco dal cilindro: «o chiediamo di far slittare il protocollo di Kyoto, o chiediamo di rinegoziarlo».
Il governo salva le banche dalla crisi [anche se fino ad oggi il presidente del consiglio non si è ancora pronunciato sui costi dell’«operazione] ma non ha nessuna intenzione di lottare per l’ambiente, per il futuro.

Queste sono state le due richieste avanzate dall’Italia al vertice dei ministri dell’ambiente a Lussemburgo, che, dice la ministra dell’ambiente Stefania Prestigiacomo si sente fortemente penalizzata nel settore dell’industria. Tagliare la CO2 costa più nel nostro paese, assicura la ministra che chiede quindi una revisione del pacchetto, che dice il contrario. Una guerra di cifre che si gioca a tavolino.
L’Italia è capofila ma non è sola, al suo fianco la Polonia [che aveva paventato il veto pochi giorni fa insieme a Berlusconi] e i paesi dell’Est, che chiedono più «flessibilità». «Siamo francamente sconcertati che Berlusconi trovi un grande successo il fatto che la posizione italiana è sostenuta dai paesi dell’Est – ha dichiarato Ermete Realacci, ministro-ombra dell’ambiente – si tratta dei paesi più arretrati economicamente» che però offre il fianco alla Fiat e la difende perché dice «l’accordo che si è preso in sede europea favorisce troppo l’industria tedesca, cioè macchine che hanno un peso ed una cilindrata maggiore, a scapito di quelle più leggere e meno inquinanti. Ed chiaro a tutti che se, nelle città, ci sono meno Suv e più macchine di piccola cilindrata e che consumano meno carburante, e’ un vantaggio per tutti».

E proprio dal ministro dell’ambiente tedesco, Siegmar Gabriel, arriva la bordata. Rinviare le misure? «Non possiamo permetterlo – ha detto – se non riusciamo a trovare un compromesso gli scettici avrebbero il sopravvento e l’azione contro il cambiamento climatico si troverebbe drammaticamente danneggiata».
E proprio mentre nella sala riunioni dei 27 oggi e domani si gioca il tutto per tutto, il Wwf si appella all’Ue perché vari progetti ancora più ambiziosi per far fronte ai cambiamenti climatici, che si dimostrano più veloci del previsto. La richiesta è quella di adottare un target di riduzione delle emissioni di almeno il 30 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, «da realizzare entro i confini dell’Europa invece che affidandosi pesantemente alle compensazioni per i progetti all’estero». «Climate change: faster, stronger, sooner» [Cambiamento climatico: più veloce, più forte, più vicino], rapporto redatto con il supporto di esperti internazionali di climatologia che l’associazione ambientalista ha presentato oggi, rivela infatti che il riscaldamento globale sta avanzando ben oltre le previsioni fatte dall’Ipcc [Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici] nel 2007.
Un documento questo che si aggiunge ad una serie autorevole di studi che ripetono in maniera ossessiva una cosa sola: bisogna fare presto, mettersi in marcia per il clima.

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