il piano sul clima, Don Chisciotte e Berlusconi

Berlusconi, incalzato dal presidente francese Nicolas Sarkozy, tira dritto sul clima e critica il metodo proposto questa mattina dall’Unione europea. «L’Unione europea vuole, da sola, indicare al mondo la strada giusta? Pensa di poter abbattere del 20 per cento le emissioni di anidride carbonica nonostante i rifiuti scontati di Russia, India, Cina, Africa e Usa? Vogliamo fare i Don Chisciotte? Benissimo: all’attacco! Ma attacchiamo con razionalità», ha dichiarato il premier italiano, ribadendo la linea del governo italiano che usa la crisi finanziaria come un alibi. Secondo il premier quindi, i costi di adattamento richiesti dal pacchetto-clima, 20 miliardi di euro l’anno, «deprimerebbe la nostra economia nei confronti di altre economie e, soprattutto, in un momento di crisi. Il modo di affrontare la questione ambientale dell’Europa è assolutamente irragionevole». «Noi ci stiamo pure, ma se tutti i cittadini europei pagano lo stesso prezzo – conclude Berlusconi – E quando chiedo questo mi devo vergognare?».
L’europresidente Sarkozy dal canto suo ha confermato la sua capacità a pronunciare le parole «giuste» nelle situazioni di crisi, salvo poi deturpare con misurette e misurine le decisioni salutate da media e politici in pompa magna. E ha tacciato l’amico Berlusconi di «irresponsabilità»: «Abbandonare il pacchetto di misure per ridurre le emissioni inquinanti sarebbe drammatico e irresponsabile», ha dichiarato Sarkozy. Aggiungendo così la sua voce al monito del presidente della repubblica Giorgio Napolitano e della Commissione Ue.

Dura anche la reazione di Greenpeace, per chi «il governo Berlusconi continua nel tentativo di far naufragare il pacchetto europeo minacciando di far allungare i tempi dell’accordo, per ottenere qualche ‘aiutino’ a favore di qualche lobby industriale». Per il direttore delle campagne di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio, questa richiesta è del tutto illegittima, visto che l’Italia non si è certo distinta per gli sforzi messi in campo per ridurre le emissioni. «Ha fatto ben poco e ancor meno hanno fatto i governi guidati da Berlusconi – prosegue Onufri – Anzi, il nostro paese ha già avuto degli sconti. Ricordiamo che l’Italia ha già completamente fallito l’obiettivo del protocollo di Kyoto». Per l’associazione ambientalista, quello guidato da Stefania Prestigiacomo «è un ministero contro l’ambiente».
E ad essere convinto che il governo Berlusconi faccia il gioco della Confindustria, non è solo Greenpeace. Per il segretario del Prc Paolo Ferrero, «il presidente francese Sarkozy ha ragione, sul clima, e Berlusconi ha torto. Il presidente di turno dell’Ue ha spiegato proprio oggi, davanti al parlamento europeo, che non vi è nessuna ragione perché la crisi economica modifichi gli impegni dell’Europa sul clima, il contrario della proposta italiana, sempre più isolata, in Europa. La verità è una sola: Berlusconi sta difendendo non certo l’interesse nazionale, come dice, e tantomeno quello dei lavoratori italiani, ma gli interessi privati di industrie e industriali, esattamente come difende quelli di banche e banchieri. Il resto sono parole. I fatti li fanno invece industriali come Riva, padre-padrone dell’Ilva di Taranto, che fa profitti sulla pelle dei lavoratori e che si ammalano ai polmoni e di molte altre malattie mentre i profitti dell’azienda assommano al doppio dello stipendio di ogni suo operaio. Berlusconi, dunque, gioca con la salute di tutti i cittadini e di tutti i lavoratori, proteggendo aziende italiane che puntano solo ai profitti, inquinano e fanno ammalare».

Ora il pacchetto sul clima proseguirà il suo iter e verrà approvato a dicembre seguendo la procedura di «codecisione», vale a dire dalla maggioranza qualificata del Consiglio Ue e con un compromesso con il parlamento europeo. Intanto però, dalla settimana prossima inizierà il «tavolo tecnico» richiesto ieri durante il Consiglio dei ministri dell’ambiente dei 27 da Stefania Prestigiacomo per verificare i costi del pacchetto clima.

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