E’ l’allarme lanciato dagli esperti che hanno redatto la settima edizione del Rapporto del Wwf «Living Planet Report» 2008 presentato questa mattina. «Abbiamo nei confronti del pianeta lo stesso atteggiamento dilapidatorio che le istituzioni finanziarie hanno avuto nei mercati – ha detto Gianfranco Bologna direttore scientifico del Wwf – Siamo abituati a pensare nel breve termine ad una crescita materiale e quantitativa ormai insostenibile basata sullo sfruttamento dissennato delle risorse naturali. Gli effetti di una crisi ecologica globale sono persino più gravi del disastro economico attuale». Secondo il Rapporto dal 1970 la biodiversità del pianeta è diminuita di circa il 30 per cento, mentre sono 1686 le specie di animali vertebrati [mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci] perduti. Gli ambienti costieri e marini soffrono soprattutto di inquinamento e di pesca eccessiva o distruttiva. Per non parlare dello stress idrico permanente o stagionale verso il quale stanno andando sempre più aree del mondo.
Il Report, che il Wwf ha prodotto insieme alla Società zoologica di Londra e al Global footprint network, mostra come oltre tre quarti della popolazione umana viva in paesi che sono debitori in termini ecologici, dove i consumi nazionali superano abbondantemente la capacità biologica nazionale.
L’Italia è al 24° posto nella classifica dei paesi con la maggiore Impronta Ecologica con un’impronta di 4,8 ettari globali pro capite ed una biocapacità di 1,2 ettari globali pro capite; quindi in una situazione di deficit ecologico, di 3,5 ettari globali pro capite.






