«Fermare tutto e verificare con urgenza che le autorizzazioni, a oggi al vaglio della magistratura, siano state rilasciate nel rispetto delle leggi vigenti – chiedeva ancora ieri il Wwf Lazio, alla vigilia dell’inaugurazione dell’inceneritore di Malagrotta a Roma, annunciata dal proprietario Manlio Cerroni per giovedì 13 novembre – Le amministrazioni non commettano l’errore di ignorare la gravità dell’emergenza gassificatore». Questa mattina, puntuale, è arrivata la conferma a tutte le preoccupazioni espresse dall’associazione e dai comitati di Malagrotta, che da almeno due anni ripetono che quell’impianto è illegale. Su mandato della procura di Roma, il Noe [Nucleo operativo ecologico dei carabinieri] ha sequestrato l’inceneritore perché privo della certificazione di prevenzione incendi e perché non risponde ad altri requisiti di legge. Detta così sembra che il problema sia mettere a norma il sistema antincendio e poco altro. In realtà, dopo il sopralluogo effettuato a settembre a Malagrotta, il Noe aveva fatto richiesta alla società di Cerroni della documentazione sulla tipologia e quantità delle sostanze pericolose trattate nell’impianto e di tutti i procedimenti autorizzativi [Aia, Via, decreti regionali, eccetera] per valutarne la regolarità [Cartaqui n. 39/2008].
«Il gip sostiene quello che noi ripetiamo inutilmente da anni alle istituzioni competenti» dice Maurizio Melandri del comitato Malagrotta, che insieme al comitato Pisana 64 e ad altri comitati di cittadini hanno caparbiamente insistito a denunciare le irregolarità dell’impianto e a chiedere garanzie per la tutela della salute e dell’ambiente. Purtroppo, come spesso accade, a intervenire è stata solo la magistratura, che ha anche disposto la requisizione presso gli uffici della Regione Lazio della documentazione sui procedimenti riguardanti il gassificatore. «Sussiste il fondato pericolo che la prosecuzione dell’attuale esercizio dell’impianto… possa agevolare o protrarre le conseguenze del reato, ovvero – ha detto il gip che ha disposto il sequestro – agevolare la commissione di altri reati, trattandosi di esercizio di impianto in totale carenza dei requisiti di legge». Fuorilegge è stata giudicata, anche dai tribunali, la conduzione della discarica di Malagrotta. Dopo due condanne definitive per cattiva gestione, confermate dalla cassazione, poche settimane fa è arrivata la terza. Il responsabile della Colari Srl [la società di Cerroni] è stato condannato in primo grado a un anno di reclusione, a 15 mila euro di ammenda e al risarcimento dei danni alle parti civili [ si erano costituiti Wwf, Vas e due comitati di Malagrotta]. Il motivo è che a Malagrotta sono stati smaltiti rifiuti pericolosi senza alcuna autorizzazione, potendo la discarica trattare solo rifiuti urbani.
«Sono contento dell’intervento della magistratura? In effetti non molto, perché è il segno del fallimento della politica. Era compito delle istituzioni intervenire – dice Massiliano Ortu, capogruppo di Rifondazione nel Municipio XVI, che aveva finalmente ottenuto la convocazione, proprio per questa mattina, di un consiglio municipale straordinario su Malagrotta – Quello che non hanno fatto comune e Regione lo hanno fatto i cittadini. Sono riusciti a bloccare un mostro che può provocare solo danni alla salute e all’ambiente. Auspico che il provvedimento di chiusura diventi definitivo». Di tutt’altro avviso sia il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, sia il presidente della Regione Marrazzo, i quali auspicano una soluzione celere del problema, ma nel rispetto delle leggi. Sintetico e sibillino, nella migliore tradizione del campidoglio, il nuovo sindaco Alemanno, che annuncia l’ennesima svolta: chiarezza sulla gestione privata dei rifiuti. Poi però, alla domanda sulle possibili conseguenze sulla raccolta dei rifiuti in città, risponde «Il sequestro non riguarda la discarica ma il gassificatore». Facciamo presente che il proprietario è lo stesso.






