Diecimila mail per diecimila tonnellate di amianto

Mail bombing in Procura: «Si indaghi sulla presenza di amianto nella cava destinata a discarica.
Gli estremi per il sequestro secondo noi ci sono». Questo in sintesi il messaggio che da oggi accompagna le mail inviate all’indirizzo telematico della Procura di Napoli dai comitati civici che da maggio lottano contro l’attivazione del sito nel bel mezzo di un parco naturale nel quartiere napoletano di Chiaiano, a pochi passi dai centri urbani di Marano e Mugnano. Cittadini, ambientalisti e associazioni non hanno intenzione di farsi da parte nonostante il nulla di fatto registrato nel corso dei due incontri col procuratore generale Giovanbattista Lepore, al quale hanno chiesto, accompagnando alla denuncia anche un dettagliato dossier video, il sequestro della zona della cava del Poligono.
Così da stamattina parte la contromossa con l’invito a bombardare di mail e di fax l’ufficio giudiziario [procura.napoli@giustizia.it – 081 – 2236286/6341].
L’obiettivo è quello di arrivare a diecimila mail, tante quante sono le tonnellate di amianto ritrovate nel sito. Nella lettera da girare diffusa via internet dai comitati si ribadisce con forza la richiesto di sequestro dell’area e si denuncia ancora una volta il tentativo di occultare il ritrovamento dell’amianto. «Dove il governo vorrebbe installare una mega discarica hanno trovato 10 mila tonnellate di amianto sversato abusivamente – si legge nel testo – Il Commissariato straordinario all’emergenza rifiuti lo ha movimentato liberandone le particelle nell’aria , e lo ha poi occultato in vasche costruite ad hoc. Chiediamo il sequestro dell’area per disastro ambientale e la bonifica della zona».
Una cosa gli attivisti raccomandano: la mail non deve essere anonima, ma bisogna indicare le proprie generalità perché venga presa in considerazione. «L’intento non è certo quello di intasare i server di posta della Procura- dicono al presidio- ma di far capire che la vicenda sta a cuore di migliaia di persone, che va affrontata subito per tutelare la salute dei cittadini e in piena trasparenza". Dai video diffusi su internet anche dal sito www.chiaianodiscarica.it si vede chiaramente che una parte di questi rifiuti speciali, compreso l’amianto, è stata già sotterrata in vasche scavate ricoperte di terreno vegetale. Una prova, secondo loro, che ammetterebbe l’intenzione di non rimuoverlo. Per questo lascia perplessi il fatto che, nonostante la Procura abbia appurato la presenza di amianto, il sito non sia stato sottoposto a sequestro. Specie dopo l’ammissione pubblica del generale Giannini che, in un’intervista al quotidiano La Repubblica, parla addirittura di diecimila tonnellate, anche in sacchi con la scritta Enel. Dichiarazione che ha dato il via ad un balletto di cifre che, però, resta ancora in attesa di stime ufficiali.
Nella lettera inviata al procuratore Lepore, gli attivisti si chiedono se «la movimentazione dell’amianto non sia crimine» e di risalire alle responsabilità «di chi, facendo le indagini ambientali nella cava a giugno, trascurando l’ingente presenza di amianto, ha avallato l’impegno di spesa per centinaia di milioni nel progetto di discarica a Chiaiano».
Un passaggio anche alle condizioni di lavoro degli operai e al parallelo con la protesta di Pianura, dove «a fronte del ritrovamento di rifiuti tossici, fu sequestrata l’area per tutelare i cittadini e appurare le responsabilità degli sversamenti abusivi». Una domanda, poi, che preme a tutti, anche a chi vive lontano dalla futura discarica e che, suo malgrado, convive con i roghi di rifiuti denunciati dal sito di informazione www.laterradeifuochi.it : «Cosa si sta facendo per appurare la paternità degli sversamenti abusivi e le responsabilità di chi doveva controllare il territorio? Cosa si sta facendo per tutelare il diritto alla salute dei cittadini?».
Domande alle quali il cittadino qualunque finora non ha mai ricevuto risposta.

Tags assegnati a questo articolo: rifiuti, ambiente, Campania

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