La resistenza dei cittadini per la tutela dell'acqua

sabato 29 novembre alle 18,30 a Napoli [Intra Moenia, piazza Bellini] si tiene una conferenza per l'acqua pubblica. Si discuterà tra le altre cose della sentenza del tar che ha illegittima la gara d'appalto, per l'affidamento della gestione del sistema idrico ad una azienda privata. E' una sentenza importante perché «innalza il concetto di responsabilità dei comuni per la gestione della rete idrica».

Era il Gennaio 2006 quando in un’assemblea dei 136 sindaci, aderenti all’Ato 2 [Ambito Territoriale Ottimale 2 Napoli – Volturno, Consorzio di Comuni, che si approvvigionano alla stessa fonte idrica] i sindaci, su una continua pressione della società civile [tutti ricorderanno le manifestazioni, gli scioperi della fame, i presidi e non ultima la notte bianca del 2005 dove fu vietato a padre Alex Zanotelli di salire sul palco, invitato da Beppe Grillo, per parlare della privatizzazione dell’acqua] ritirarono la delibera del consorzio Ato 2 che avviava una gara d’appalto per l’affidamento del s.i.i. [servizio idrico integrato] a società di diritto privato.
Da allora molta «acqua è passata sotto i ponti» ma la logica della mercificazione del bene comune acqua sembra che non si arresti. Da allora gli «attori» [Sindaci, sindacati, Regione Campania, partiti], responsabili del bene comune, nonostante le istanze della società civile, continuano a discutere come se fossimo su una «torre di Babele» per un bene che appartiene alla comunità e che andrebbe gestito con un concetto di responsabilità compartecipe.

Nel consorzio Ato 2 accade quanto segue: il Comune di Napoli [che detiene il numero più alto delle quote di partecipazione nell’Ato] su spinta dell’assessore al bilancio, «in linea» con la finanziaria 2007 e gli attuali provvedimenti legislativi di questo governo, «modella» strategie di fusioni delle partecipate, compresa l’Arin [Azienda Risorse Idriche di Napoli]; molti comuni provvedono o tentano di provvedere alla gestione del s.i.i. da soli. Molti altri hanno affidato il servizio a terzi .
Manca un processo politico decisionale sulla gestione del bene comune acqua? Nonostante la presenza del consorzio obbligatorio [Ato2] di funzioni tra i comuni che ha lo scopo istituzionale di organizzare il s.i.i. [come da legge regionale n° 14 del 21/5/1997 nel pieno della sua autonomia legislativa rafforzativo della legge Galli di cui sopra, nonostante sia stata superata]. Oppure le strategie di mercificazione del bene comune sono chiare?

Il 28 ottobre 2008 accade, però, un fatto nuovo: il Tar della Campania con la sentenza n°18797 entra nel merito della questione e dichiara illegittima la gara d’appalto, per l’affidamento della gestione del s.i.i., indetta con determina dirigenziale dal Comune di Pozzuoli. In tale sentenza si evince che l’unico organismo giuridico che può affidare la gestione del s.i.i. è l’Ato, ciò ha un significato molto importante poiché innalza il concetto di responsabilità compartecipe dei comuni per la gestione della rete idrica, che si approvvigionano alla stessa fonte idrica insito nella legge regionale. La stessa sentenza del Tar ha un valore giurisprudenziale che incide sulla suddivisione degli Ato?
Se si, allora in tutto il territorio nazionale si potrebbero aprire delle vertenze in difesa del concetto di corresponsabilità dei Comuni nella gestione del s.i.i..
imponendo un ravvedimento delle determine amministrative che suddividono gli Ato. E’ solo una riflessione accademica oppure no?
In Campania, e non solo, i cittadini consapevoli vogliono che la gestione del s.i.i. sia affidata a una società giuridica che non sia s.p.a. quindi azienda speciale o consortile [visto che le municipalizzate sono state abolite] ma manca una legge regionale che dica chiaramente che la gestione del s.i.i. non rientra in un settore economico.

A fronte di un’autoreferenzialità politica sarebbe allora necessario una presa di posizione chiara da parte dei cittadini rientranti nel bacino idrografico di riferimento per costituirsi parte civile sia nei confronti di quei comuni, che pur partecipando in un consorzio di bacino in un concetto di compartecipazione responsabile, di fatto si adoperano [nello stesso consorzio Ato] per svilire tale responsabilità e indicono gare d’appalto per la gestione del s.i.i..
Questo «atteggiamento» politico, tutto a favore dell’art. 23 bis della legge 133/08 [tanto contestata] va a discapito dei cittadini che hanno sempre ribadito che l’acqua è un bene della comunità e non può essere gestito da società di diritto privato [spesso s.p.a.] facilmente «fagocitate» da multinazionali o società quotate in borsa.
Attualmente, la Eni, la Suez, l’ Acea, la Veolia, la Hera del gruppo A2A hanno fatto una sorta di «embargo» anche intorno alle fonti idriche del Mezzogiorno. In tale contesto, quali sono le «strategie» dell’Ato 2? Visto che il consiglio di amministrazione è rappresentato da forze politiche distanti e in «guerra» tra loro? L’Assessorato all’ambiente [Ganapini] della Regione Campania è consapevole di quello che sta accadendo?
In questo silenzio assordante, credo che ancora una volta spetta ai cittadini farsi carico di tutelare un bene comune.
L’acqua non può diventare merce di scambio in un mercato borsistico succube di una velocità finanziaria che «rulla» sui diritti umani fondamentali.

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