La Shell taglia il gas nigeriano

La multinazionale anglo-olandese ha invocato la clausola di forza maggiore per la decisione di sospendere le forniture di gas naturale liquefatto dall'impianto di Soku, nel Delta del Niger. Del consorzio fa parte anche l'Eni. Ecco come non funziona la «diversificazioni» delle fonti.

Negli ultimi anni la presunta «emergenza gas» in Italia ha evidenziato la necessità di «diversificare le fonti di approvvigionamento». La necessità di costruire rigassificatori in grado di ricevere metano liquido e riportarlo allo stato gassoso per rimetterlo in rete è diventata una «priorità» dei politici di entrambi gli schieramenti. «Potremo così portare il gas via mare evitando la dipendenza dai gasdotti» ci assicurano industriali e politici. I gasdotti oggi danno un rifornimento più che sufficiente al paese, anzi quando entreranno in esercizio gli impianti in costruzione, avremo un surplus evidente. Nonostante questo, per «diversificare» le fonti, e contro la volontà delle popolazioni che subiscono la presenza di questi impianti ad alto rischio, si è deciso di finanziare [pagheremo in bolletta l’80 per cento dei costi fissi degli impianti] la costruzione di questi mostri, che serviranno solo a far fare grandi affari alle compagnie petrolifere che useranno l’Italia come deposito di stoccaggio per esportare il gas in centro Europa.
A proposito poi di «diversificare» gli approvvigionamenti per non dipendere dagli «instabili» russi e algerini, ci accorgiamo poi che il principale esportatore di gas naturale liquetatto [Lng] è la Nigeria. Ed ecco che succede all’inizio dell’inverno. Giovedì scorso la Royal Dutch Shell ha detto di non essere in grado di far fronte ai propri obblighi di consegna di gas naturale alla Nigeria liquefied natural gas limited [Nlng] dopo aver chiuso il suo impianto di gas di Soku per la riparazione delle condutture. La compagnia anglo-olandese ha detto che le riparazioni sono state necessarie dopo i danni causati dai ladri e dalle connessioni illegali. «Negli ultimi mesi il numero di connessioni illegali sulle condotte è aumentato significativamente e a Soku sono sconfinate all’interno dell’impianto stesso, aumentando i rischi per la sicurezza ad un livello inaccettabile», ha detto la Shell petroleum development company [Spdc]. Mutiu Sunmonu, direttore della Shell ha detto che la società ha dovuto rimuovere più di 50 valvole illegali solo nei mesi di agosto e settembre. «Nel corso delle ultime settimane la situazione si è deteriorata rapidamente e ha portato ad una situazione in cui le preoccupazioni per la sicurezza del gasdotto ci hanno costretto a chiudere l’impianto. In questa fase, dobbiamo verificare completamente l’integrità del gasdotto», ha detto.
Per lo sfruttamento del gas nigeriano, la Shell fa parte di una joint venture con la Nigeria national petroleum corporation [Nnpc], la Total Elf petroleum Nigeria limited e l’italiana Agip [Eni]. L’impianto di Soku , situato nelle paludi del sud del Rivers State nel Delta del Niger, fornisce circa il 40 per cento del gas di alimentazione alla Nlng, un progetto in cui la Shell ha una partecipazione del 26 per cento. La Nnpc detiene il 49 per cento per cento della Nlng. Altri importanti azionisti nella società del gas sono Total e Agip. La Nlng rifornisce di gas naturale liquefatto i rigassificatori in Europa e negli Stati uniti. La «diversificazione» che ci dovrebbe dare più sicurezza negli approvvigionamenti non regge, eppure la finta emergenza porta i soldi delle bollette dei cittadini-consumatori in tasca alle compagnie che costruiscono i rigassificatori. Non solo, nella legge di finanziamento c’è una clausola che prevede anche casi come la «forza maggiore». Se il rigassificatore rimarrà inattivo [cioè non riuscirà a vendere un quantitativo prefissato all’anno] saranno ancora i cittadini a «risarcire» le multinazionali per i mancati profitti.
E per giustificare la sospensione delle forniture dall’impianto di Soku, la Shell ha invocato proprio la clausola di forza maggiore, che, peraltro, mette la compagnia al sicuro da eventuali richieste di risarcimento da parte dei clienti rimasti senza gas proprio quando il freddo comincia a pungere.

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