Non disturbare il manovratore

In Mugello, zona sismica, i cantieri della Tav hanno fatto meno vittime del terremoto in Abruzzo ma forse più danni al territorio. In Abruzzo, Gioacchino Giuliani, un ricercatore che aveva previsto il rischio di un terremoto devastante è stato denunciato per procurato allarme. Lo stesso è accaduto in Valle di Susa. Il racconto di un No Tav

Sto guardando [ascoltando] la televisione…come tutti quelli che non han niente di meglio da fare.
Sembra sia crollato mezzo Abruzzo…sembra che ci fosse chi l’aveva previsto [o perlomeno avesse messo a punto un criterio di possibile previsione].
Sembra che invece che ascoltato sia stato denunciato per procurato allarme.
Sembra ancora che avesse ritrattato le sue previsioni dopo che tutti i massimi esperti [e superiori] s’erano riuniti proprio all’Aquila per
tranquillizzare i cittadini e riposare il sedere sulle poltrone conquistate a prescindere dalla cordata di appartenenza [prodi&berlusconi per lor pari sono…].

Mi pare che ancora una volta ci sia sufficiente materia di confronto e di riflessione. Provo [non avendo niente di meglio da fare] ad elencare quel che mi viene via via in mente]:

In Mugello [zona sismica] i cantieri Tav hanno fatto meno vittime e crolli, ma forse più danni [permanenti] al territorio di un terremoto di magnitudo pari a quella registrata ‘sta notte all’Aquila.
In Abruzzo [sotto il Gransasso] c’è un laboratorio di fisica in cui un ricercatore – Gioacchino Giuliani – lavora da anni al perfezionamento di uno strumento per la previsione di localizzazione e potenza dei terremoti. Leggo su vari siti che nei giorni scorsi [dopo che nel capoluogo abruzzese s’era manifestato un significativo sciame sismico] aveva previsto il rischio di un terremoto devastante misurando la concentrazione di gas radon! E’ stato denunciato da bertolaso, barberi & Co per procurato allarme e costretto a ritrattare pubblicamente i propri [ahinoi giustificati] timori.
Tutte cose che mi ricordano la reazione di Plano&Ferrentino di fronte alle reiterate denunce di Claudio Cancelli sulla situazione della salute pubblica di significative aree della nostra valle a causa dell’inquinamento da diossina e pcb dei suoli e al rischio che – ad esempio – scavando centinaia di migliaia di metri cubi per interrare la ferrovia sia riportata nell’aria una concentrazione di particelle sufficienti a provocare da 10 a 20 morti in più all’anno: allarmismo!

Le minacce dell’assessore all’ambiente De Ruggiero [medico!] quando l’oncologo Edoardo Gays girava i nostri paesi denunciando i rischi che sarebbero derivati dai cantieri di scavo delle gallerie sotto Musinè, Rocciamelone e Ambin in presenza di quantità di rocce amiantifere superiori al milione di metri cubi: allarmismo!
Le «denunce» dei sindaci di Chiomonte e Venaus Pinard & Durbiano di fronte ai meticolosi studi di Silvio Durante, Riccardo Pavia e Beppe Ferrero sul definitivo prosciugamento delle risorse idriche in alta e bassa valle: allarmismo!
Mi fermo qui perché l’elenco delle «grida» sarebbe interminabile: dalla recente derisione della tenace trascrizione su carte topografiche leggibili del dossier UE di Dipietro&Matteoli ad opera di Alberto Perino derubricata ad atto terroristico dalla coppia di cui sopra allo scherno riservato dal presidente di Comunità montana ai primi approfondimenti di Riccardo Pavia circa la follia di interrare un’opera di quelle dimensioni in una valle alluvionale mettendo a rischio anche la stabilità delle case oltre all’equilibrio idrogeologico.

Ora un terremoto è sicuramente una catastrofe naturale: molto più di un alluvione: in caso di inondazioni i comportamenti degli umani [specialmente di quelli che svolgono funzioni di governo] costituiscono un’aggravante non solo per modi e luoghi in cui permettono/incoraggiano la costruzione, ma anche per il «contributo» quotidiano allo stravolgimento del clima. Ma analogo è il comportamento della più parte dei cittadini colpiti direttamente o indirettamente dalle catastrofi:chi dedica parte della propria esistenza a mettere in guardia, ad avvertire – ammonire – spiegare quel che potrebbe succedere se si seguita a «non disturbare il manovratore» viene considerato quasi sempre un po’ antipatico, spesso un rompicoglioni, qualche volta un menagramo. Chi distribuisce ottimismo a piene mani viene eletto almeno sindaco e – se è proprio bravo – anche presidente del consiglio.

Questo capita ormai pressoché dappertutto e sarà facilmente verificabile tra poche settimane scoperchiando le urne elettorali anche nei luoghi dove si saranno appena collocate a dimora quelle dei morti di catastrofe, anche in Abruzzo. E la Val di Susa non farà eccezione: non siamo geneticamente diversi dai nostri concittadini dell’appennino toscoemiliano vittime del Tav o da quelli dei monti del gransasso vittime del sisma di ‘sta notte: salvo poche, lodevoli e per me sorprendenti + eccezioni ovunque il consenso andrà a chi promette fiere della toma genuina piuttosto che a chi denuncia latte materno inquinato; a chi promette piani strategici e ricchezza futura per il prossimo comodamente seduto su poltrone che garantiscono il presente per se e per le proprie famiglie allargate. A chi ha nominato creatori di suggestioni e a chi ci si accompagna anche quando ai danni futuri costui arriva ad associare le beffe del presente [il famoso fumetto domenicale in cui prende
per in giro persino chi – per altro – glie lo lecca]! Perché noi valsusini – doc o d’importazione – non siamo geneticamente differenti dagli altri
abitanti della penisola né del paese tutto; l’essere cerniera tra la padania e i monti non ci ha sottratto alla lenta e paziente evoluzione darwiniana.
Abbiamo subito sì una accelerazione tra il 2005 oggi: ma del processo culturale, del livello di consapevolezza, della capacità di comprendere i
processi; anche grazie alle caratteristiche del nostro territorio e alla naturale – un po’ obbligata – coesione che ne deriva. Ma soprattutto [credo] per via di un susseguirsi unico di fregature [promesse non mantenute] capace di ammaestrare tutti – amministratori e amministrati – più di un dottorato di ricerca nella più prestigiosa università d’oltreoceano. Un vero e proprio «percorso didattico» fatto di crisi industriale anticipata [noi eravamo ancora prevalentemente nel tessile quando il resto del nord era almeno metalmeccanico], di acqua rubata per dare energia agli altri e aridità/rischio idrogeologico a noi; di servitù d’ogni tipo:
territoriale verso una ferrovia internazionale tra le più antiche fino alla più recente [ed «ecologica»] autostrada d’italia;
e di passaggio, dagli elettrodotti al transito verso le seconde [speculative] case e i campi da sci dell’alta&ricca valle. Per questo [secondo me] è nata la rivolta di Venaus, per questo persino il suo attuale sindaco [e il suo predecessore buonanima] hanno capito che ci stavano fregando ancora una volta e forse definitivamente. Per questo era [sarebbe ancora] indispensabile proteggere, accudire, coltivare quello straordinario
processo che abbiamo chiamato democrazia partecipata. Per questo i politici locali [almeno loro] avrebbero dovuto segare per sempre i ferri che li avevano tenuti incatenati per anni alle prigioni [d’oro] dei rispettivi partiti. Ma si è rivelato troppo difficile in un paese dove si vota tutti
gli anni e qualche volta più volte in un anno. Così di voto in voto il più vecchio e desiderato rito laico della politica per cui qualcuno ha resistito fino al 25 aprile 1945 [e molti hanno lasciato ancor prima la loro giovane vita] ha perso ogni significato per molti di coloro che non ne fanno commercio [acquirenti o venditori che siano].

Forse per una volta hanno davvero ragione «loro»: i terremoti non si possono prevedere. Ma si può prevederne gli effetti collaterali spaventosamente moltiplicati da condoni, pianicasa e speculazioni. E che dire degli edifici pubblici che quasi sempre sono recenti e quasi sempre crollano come e peggio delle vecchie case di pietra e di mattoni? Scuole, ospedali in cui il nostro futuro è stato letteralmente rubato attraverso appalti truccati e contabilità di stato falsificate capaci di trasformare acqua e sabbia in cemento e di moltiplicare numero e dimensione dei ferri come i pani e i pesci a Cana. E si può prevedere come finirà la nostra valle se non si ritrova l’unità perduta tra amministrati ed amministratori: perché non ci sarà procedura garantista, progetto virtuoso o compensazione sufficiente cari Tartaglia; Debernardi, Ferrentino & Plano. Questo è un paese terremotato nella democrazia prima ancora che nelle sue viscere. E nel firmare l’accordo a Pra Catinat forse vi siete dimenticati che eravate in zona sismica.

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