G8 Siracusa. Il controvertice ed il terrore indotto

Ultimo giorno del G8 ambiente nella città di Siracusa, dove i protagonisti dell'economia mondiale hanno partorito una debole «Carta» colma di impegni non vincolanti. I movimenti siciliani e meridionali hanno dato vita con successo ad un controvertice di tre giorni, esorcizzando la paura degli scontri e disordini imposta dall'alto.

22, 23, 24 Aprile 2009: date da scolpire nella recente storia del movimento siciliano; mai, per lo meno negli ultimi anni, manifestazioni, come quella che si sono svolte lungo le strade di Siracusa, avevano interessato la Sicilia. L’occasione propizia si è concretizzata dopo la volontà, espressa dall’attuale ministro dell’ambiente, l’esponente del Pdl, Stefania Prestigiacomo, di chiamare a sé gli otto colleghi degli stati più industrializzati del pianeta, insieme a quelli dei nuovi protagonisti dell’economia mondiale.
G8 ambiente a Siracusa, qual è allora l’anomalia?
Per i siciliani è assai evidente, ma non per il resto dei cittadini italiani. Siracusa, allo stato attuale, è la città capofila nella graduatoria delle emissioni inquinanti.

Certamente l’esperienza aretusea è la più nota, ma non l’unica nella terra del sole e del mare [tipica descrizione della tradizione mediatica nostrana]. Niscemi e il sistema di controllo Nato, al quale si aggiungerà, a breve, il famigerato Muos [Mobile User Objective System]; Gela ed il fallito sogno matteottiano di sviluppo economico; Melilli, Priolo, Augusta, più note come vertici del cosiddetto «Triangolo della morte».
In un simile scenario, dunque, i grandi della Terra si sono incontrati al fine di individuare soluzioni da opporre al totale default dell’ecosistema globale. Ma come proprio coloro che rappresentano i tradizionali sostenitori delle politiche di espansione economica-finanziaria ad ogni costo? Si, proprio loro.

A tal fine il movimento siciliano, e meridionale in genere [nel campo di Bosco Migniti erano presenti esponenti di realtà campane e pugliesi] ha scelto la tre giorni del G8 ambiente per allestire un intenso controvertice. All’inizio dei lavori istituzionali è, infatti, corrisposto l’inizio dei forum dal basso. Il 22 Aprile è stato dedicato ad incardinare proposte effettive sul tema dell’ambiente, scisso obbligatoriamente da ogni esigenza di profitto fine a se stessa.
La tavola rotonda del 23 Aprile ha, invece, riguardato tematiche realmente attuali: lavoro, precarietà, lotta sindacale. Ma, nella medesima data, l’attenzione delle soggettività coinvolte e di tutti i media era sicuramente monopolizzata da un unico evento: la manifestazione destinata ad attraversare le antiche vie siracusane.

Da giorni la popolazione locale viveva una sorta di incubo indotto, Questura e Prefettura avevano, infatti, avvisato tutti gli interessati: aspettatevi di tutto, non possiamo garantirvi alcuna certezza sul piano della sicurezza pubblica, i Black Bloc sono tra noi.
Niente di tutto questo è accaduto, anzi una manifestazione che ha avuto luogo il 23, partecipata ed intrisa di contenuti, è riuscita ad avere il pieno sostegno di cittadini che vi si sono avvicinati cercando di esorcizzare una paura imposta dall’alto.
Una fiumana, alcune migliaia di partecipanti, si è innestata nei viali di Siracusa, lambendo le mura e i resti della tradizione greca. Sigle di ogni tipo, dai gruppi anarchici ai migranti auto organizzati, hanno cercato di proporre, mediante forme tipiche di conflittualità sociale, una diversa piattaforma argomentativa, tesa a dare priorità alla tutela del territorio e della salute, avversando ogni forma di sfruttamento capitalistico. Se il neo-liberismo è in piena crisi perché affidarsi ad esso nella fondazione di nuove impalcature economico-ambientali?
Questo il tema di fondo dell’intero controvertice siracusano, occasione essenziale per l’avvio di una stagione di conflittualità dal basso, imperniata sul mutamento dello status quo fino ad ora impostosi.
Per tale ragione il coordinamento regionale contro il G8 si è posto l’obiettivo di non dissolversi, bensì di procedere nella direzione della massima apertura, escludendo vincoli e preconcetti di ogni sorta.
Di certo i componenti delle organizzazioni promotrici del controvertice hanno acquisito nuova consapevolezza, indicando ulteriori e improcrastinabili priorità: il sostegno alle invocazioni provenienti dal mondo dei migranti; la rivendicazione di sostegni in favore dei precari e senza lavoro; la scelta di attribuire esclusiva precedenza a sistemi energetici alternativi. Di contro il vertice ufficiale ha partorito un documento finale, la cosiddetta «Carta di Siracusa», colma di impegni non vincolanti, ma priva delle regole coattive promesse.

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