L'acqua di Genova nelle mani di Veolia e Impregilo

Il Consiglio Comunale di Genova ieri ha votato la fusione Fusione Iride-Enia due società di servizi. Un passo ulteriore verso il processo di privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici che consegna il servizio idrico di Genova alla multinazionale Veolia e ad Impregilo. Si perde così una decisiva opportunità per ripubblicizzare servizi essenziali a partire dall’acqua.

Il 29 maggio 1995 il Consiglio Comunale di Genova approvò la trasformazione in spa dell’Amga l’azienda municipalizzata che gestiva gas e acqua. Fui uno dei pochi a votare contro.
Devo confessare che andai a rimorchio dei compagni di Rifondazione; l’opposizione mi pareva un po’ ideologica e non trovavo passione per quella battaglia. I consiglieri riformisti ci spiegavano che la privatizzazione avrebbe significato tariffe più basse, meno spese per il comune, più efficienza. Dopo quasi 14 anni questo entusiasmo liberista è svanito. Lunedì 27 aprile il Consiglio Comunale di Genova ha votato la fusione di Iride [formata da Amga e Aem] con l’emiliana Enia, la multiultilitiy che gestisce importanti servizi pubblici Piacenza, Parma e Reggio Emilia, Ma l’unica motivazione adotta è che «pesce grande mangia pesce piccolo».
Si reputano ineluttabili le gare per la gestione dei servizi pubblici e impossibile tornare alla ripubblicizzazione e quindi l’unica alternativa sarebbe quella di formare una multinazionale in cui i Comuni detengano una risicata maggioranza. Così facendo questa multiutilities potrebbe vincere la gara per l’affidamento del servizio idrico e la gestione dell’energia. Questa è una convinzione non del tutto corretta, in quanto persino nell’iperliberista articolo 23 bis della legge finanziaria 2008 133 si lascia [al comma 3] uno spazio alla deroga dell’affidamento tramite gara, considerata la modalità ordinaria di gestione di servizi pubblici.
Gli enti locali potrebbero, se lo volessero, gestire in proprio almeno il servizio idrico integrato, magari consorziandosi su base regionale.
Però c’è un’altra differenza dalla primavera del 1995. Possiamo vedere gli effetti di 14 anni di gestione privatistica, gli effetti su occupazione, tariffe, sostenibilità ambientale, controllo democratico.

Atteniamoci al 2007.
In quell’anno l’occupazione di Iride a Genova è diminuita del 10 per cento, mentre le tariffe dell’acqua sono aumentate del 14.
Per quanto riguarda l’ambiente e la lotta agli sprechi, illuminante è il verbale del Cda di Iride che si lamenta del clima mite dell’inverno 2007 contenendo le vendite di gas e quindi i ricavi. E la democrazia? Siamo arrivati al punto che la sindaco di Genova Marta Vincenzi apprende dalla stampa dei tentativi di aggregazione con aziende trevigiane e padovane. Figuriamoci il controllo dei consigli comunali e delle popolazioni. Nonostante questo, il Consiglio Comunale di Genova ha perso una decisiva opportunità per ripubblicizzare servizi essenziali a partire dall’acqua. Eppure c’erano tutte le condizioni. Infatti, se i partiti, che in questi mesi hanno dialogato col «movimento dell’acqua» [Idv Verdi e i vari partiti della sinistra tra cui Rifondazione] avessero chiesto tutti insieme al sindaco Marta Vincenzi di rinunciare alla fusione [che peraltro non era nemmeno nel suo programma elettorale], questa sarebbe saltata senza neanche lo spauracchio di una crisi politica. Addirittura la maggioranza del Consiglio ha bocciato un ordine del giorno, in cui semplicemente si chiedeva «lo studio di un progetto di gestione dei servizi locali in House».
La stessa maggioranza pubblica del 51 per cento delle azioni, che è diventata la motivazione di un voto favorevole o di astensione non è stata e non sarà sufficiente ad arginare i danni per la cittadinanza. Infatti, una società quotata in borsa deve fare principalmente utili per gli azionisti. E che azionisti, nel caso di Iride ed Enia.
In entrambe le società [comprese le controllate] è presente con una quota di poco superiore al due per cento il fondo speculativo Amber Capital, fondo delle Cayman [ma con quartier generale a New York], in compagnia di banche, Impregilo, la multinazionale francese Veolia.
Si va verso una progressiva finanziarizzazione e l’oggetto sociale e pubblico della gestione di acqua ed energia scompare sempre più.

Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, acqua, Impregilo, Veolia

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