Lisbona – L’Unione Europea della cooperazione si è incontrata a Lisbona la settimana scorsa in occasione della seconda edizione delle Giornate Europee dello Sviluppo: duemila persone tra addetti ai lavori, agenzie comunitarie e ong hanno discusso per tre giorni di sviluppo e cambiamento climatico. Il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha definito le Giornate “il punto d’incontro tra Davos e Porto Alegre”.
Nel 2006 l’UE ha speso in cooperazione ben 46,9 miliardi di euro classificandosi come il maggiore donatore mondiale con una fetta del 56,67% del volume totale degli aiuti. E’ attiva in 160 paesi in progetti di promozione dello sviluppo economico, diritti umani e democrazia. Nel 2005 gli stati membri hanno siglato il “Consenso sullo Sviluppo” che impegna i governi nazionali ad armonizzare le politiche di sviluppo e considerare le possibili ricadute positive di altri ambiti quali mercato, agricoltura, migrazioni e ambiente. In questa prospettiva è stato siglato un accordo con i paesi ACP (Africa, Carabi e Pacifico) che promuove il commercio con i partner europei come motore principale dello sviluppo.
Il cambiamento climatico in corso rischia però di avere pesanti ripercussioni sui paesi che sono già destinatari di aiuti internazionali. “I paesi più vulnerabili al cambiamento del clima sono anche quelli che ne sono meno responsabili,” ha spiegato il Commissario Europeo per lo Sviluppo e l’Aiuto Umanitario Luis Michel. La ricetta di Lisbona è duplice: occorre agire su due livelli, ripensare le politiche di sviluppo e gli aiuti considerando l’impatto del riscaldamento globale e lavorare nei paesi industrializzati per arrestare tale cambiamento. Ci vogliono però nuovi fondi, anche privati, per riconvertire le politiche energetiche e i paesi occidentali devono farsi carico della maggior parte dei costi perché “non possiamo chiedere ai paesi in via di sviluppo di agire sul cambiamento climatico alle spese dello sviluppo”, ha detto Kerman Dervis dell’UNDP.
Nel marzo 2006 i paesi dell’Unione si sono impegnati a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 20% entro il 2015, percentuale che verrà portata al 30% se la comunità internazionale si impegnerà nella stessa direzione. L’UE spera di convincere gli altri paesi in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, a Bali a dicembre, per cui si sta lavorando per creare un’alleanza con i paesi del sud del mondo nella speranza di promuovere a Bali un accordo post-Kyoto che sia davvero vincolante.
Nella pratica però inciampa anche la stessa UE. All’entrata del padiglione delle Giornate c’era un termometro gigante: una colonna rossa indicava il costo dell’evento per il pianeta, una colonna verde indicava quanto partecipanti e organizzatori riuscivano ad ammortizzare perché l’evento fosse “carbon free”, offrendo contributi per energie rinnovabili e foreste: alla fine dei tre giorni la colonna rossa ha doppiato quella verde. Curiosamente negli ambienti della fiera l’unico segno di un mondo (un po’) migliore era il caffè equo distribuito gratuitamente ai partecipanti, ma nemmeno un cestino per il riciclo dei rifiuti e delle tonnellate di carta distribuite negli stand.






