Verso il vertice sul clima di Bali

‘A Bali va dato un mandato preciso per un accordo globale da chiudere entro il 2009, ormai il tempo stringe’‘.
Questo l’obiettivo chiave da raggiungere al prossimo vertice sul clima che si terra’ a Bali dal 3 al 14 dicembre secondo Mariagrazia Midulla, responsabile programma Clima del Wwf Italia.
‘’Il Protocollo di Kyoto–spiega mariagrazia Midulla–ha valore legale dal 2008 al 2012, dopo il quale si deve aprire una seconda fase, il cosiddetto Kyoto+ o Kyoto post 2012’‘.
Su come gestire questo periodo si giochera’ la partita dei negoziati. In ogni caso secondo il Wwf ‘’i target per i paesi industrializzati devono essere molto piu’ stringenti di quelli della prima fase e va tenuto fermo il ‘’cap and trade’‘, cioe’ un tetto fisso alle emissioni, continuando ad utilizzare i meccanismi avviati, eventualmente migliorandoli o affiancandone altri’’.
Lo spirito deve essere quello di ‘’affrontare insieme una sfida epocale come quella di cambiare le basi dello sviluppo, fino ad ora basato sulle fonti fossili’’, spiega ancora Mariagrazia Midulla.

Ecco un quadro fornito dal Wwf sui negoziati di Bali:

Trattative: devono definire l’entita’ della riduzione delle emissioni, tappe e strumenti necessari. Attualmente esistono due filoni, a livello formale e a livello informale. Sul piano ufficiale esiste un gruppo di lavoro ad hoc su Kyoto, composto dai Paesi parte che sta discutendo degli impegni dei Paesi industrializzati per il periodo post 2012; a livello informale esiste un filone ‘’del dialogo’‘, che sta diventando sempre piu’ ufficiale, all’interno della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, da cui dovrebbero scaturire obiettivi di riduzione analoghi a quelli dei Paesi sviluppati per Usa e Australia (Paesi attualmente al di fuori da Kyoto ma leader emissioni gas serra) e impegni per azioni che promuovano uno sviluppo sostenibile per Paesi in via di sviluppo come Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica;

Approcci: da una parte i Paesi, tra cui quelli in via di sviluppo, che auspicano ‘’azioni volontarie’’ per la riduzione delle emissioni e guidati fino ad oggi da Usa e Australia; dall’altra quello del segretario generale Onu, Ban Ki Moon, che pensa di vincere la sfida tramite una suddivisione delle responsabilita’;

Obiettivi: per l’Unione europea e’ quello di concordare un obiettivo di riduzione delle emissioni per i paesi industrializzati del 30 per cento entro il 2020 e del 60-80 per cento entro il 2050, con il fine di limitare l’aumento medio della temperatura globale entro i 2 gradi rispetto all’era pre-industriale, cioe’ rimanere ad una concentrazione di 450 parti per milione di CO2 (oggi siamo a 385 ppm); obiettivo condiviso anche dalle piccole isole, che nelle conclusioni del gruppo di lavoro formale del Kyoto post 2012 di fine agosto hanno fatto esplicito riferimento alla necessita’ di restare sotto i 2 gradi, poiche’ anche secondo le conclusioni degli esperti Onu dell’Ipcc sarebbero le prime a finire vittime dell’aumento del livello del mare;

La novità : gli Usa arrivano a Bali con due delegazioni, quella dell’amministrazione Bush e quella bipartisan del Senato americano guidata dal senatore John Kerry, evidentemente con funzione di ‘’cane da guardia’’ della prima;
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I pericoli* : se dovesse fallire Bali ci sarebbe poco tempo per affrontare il problema e costi sempre maggiori da affrontare; c’e’ il rischio che tutti aspettino la nuova amministrazione Usa nel 2009; altro pericolo e’ che i Paesi in via di sviluppo diventino involontari alibi dell’amministrazione Bush che, senza tener conto della responsabilita’ storica, proclama la propria indisponibilita’ ad assumere obblighi in assenza di impegni da parte dei paesi in via di rapido sviluppo.

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