È iniziata ieri a Bali, in Indonesia, la tredicesima Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici. Fino al 14 dicembre i rappresentanti di 190 paesi avranno un unico scopo da raggiungere: un accordo comune su un nuovo patto internazionale. Una sorta di post-Kyoto che, entro il 2009, tracci le linee guida per rallentare i cambiamenti climatici in atto.
Dopo la storica ratifica di ieri del protocollo di Kyoto da parte dell’Australia è di oggi la proposta lanciata da Charlotte Sterrett, rappresentante di Oxfam International [una confederazione di 13 Ong che lavorano con i paesi poveri].
«Gli Usa e l’Unione Europea dovrebbero pagare 35 miliardi di dollari l’anno per aiutare i paesi più poveri ad adattarsi alle nuove condizioni dovute al riscaldamento del pianeta», ha detto Sterrett.
Nuove iniziative per convincere i paesi contrari al protocollo di Kyoto a sottoscrivere il documento e un impegno ad aumentare il trasferimento di tecnologia «verde» ai paesi del Sud del mondo: queste le due decisioni di rilievo con le quali si è aperta la seconda giornata della tredicesima Conferenza internazionale sul clima organizzata a Bali, in Indonesia, dalla Convenzione quadro sul cambiamento climatico dell’Onu [Unfccc].
C’è stato innanzitutto un accordo per stabilire un gruppo di lavoro che nei prossimi giorni svilupperà un calendario biennale di trattative per coinvolgere Stati Uniti, Cina e India – tre grandi produttori di inquinamento–nell’impegno globale contro il surriscaldamento del pianeta; il gruppo riferirà già la prossima settimana ai 130 ministri dell’ambiente che sono attesi a Bali per stabilire un nuovo percorso da seguire alla scadenza nel 2012 del Protocollo di Kyoto per il controllo delle emissioni inquinanti nell’atmosfera.
La seconda decisione riguarda la concessione di maggiori poteri operativi a un organo della stessa Convenzione [l’Organismo sussidiario per l’applicazione, Sbi] che studierà i modi per aumentare il trasferimento di tecnologia «verde» [impianti fotovoltaici, turbine eoliche] dai paesi ricchi a quelli in via di sviluppo.
«Un inizio davvero incoraggiante», ha commentato Yvo de Boer, segretario della Unfccc, che ieri aveva definitio la conferenza di Bali «tappa cruciale per le prossime trattative internazionali che avranno l’obiettivo di salvare il pianeta dagli effetti devastanti del surriscaldamento globale».
Nella città indonesiana, i lavori stanno coinvolgendo circa 10 mila delegati in rappresentanza di oltre 180 paesi.
La Conferenza, che si concluderà il prossimo 14 dicembre, affronterà in particolare quattro temi: la «mitigazione», ovvero l’azione per limitare o ridurre le emissioni inquinanti; «l’adattamento», la strategia da seguire per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare l’impatto del cambiamento climatico; la «tecnologia», l’aiuto da fornire ai Paesi per limitare o ridurre le emissioni attraverso la tecnologia; il «finanziamento», gli investimenti e i finanziamenti per consentire ai Paesi in via di sviluppo di applicare provvedimenti che non compromettano i loro sforzi di crescita economica e di lotta alla povertà.
Un altro importante tema in agenda sarà poi quello della deforestazione, riconosciuto quale fattore chiave nel cambiamento climatico. L’obiettivo, in questo caso, sarà quello di avviare progetti pilota nei Paesi in via di sviluppo per soluzioni economiche alternative alla deforestazione.
Il Protocollo di Kyoto è stato aperto alla firma il 16 marzo del 1998 e impegna i paesi industrializzati a ridurre, nel periodo 2008-2012, il totale delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 5 per cento rispetto ai livelli del 1990.
A non aver firmato il protocollo – al quale in un primo tempo avevano aderito–sono gli Stati Uniti, considerati il maggiore produttore di inquinamento del pianeta; di ieri invece la notizia della firma dell’Australia. che per la prima volta in undici anni prende parte alla Conferenza organizzata dall’Onu.






