Coerente con la linea di condotta che ha consacrato gli Stati uniti «secondo paese più inquinante del mondo», dopo la Cina, Gorge Bush è impegnato oggi e domani nel «suo» controvertice sui cambiamenti climatici.
Un pantheon composto dai 16 paesi più industrializzati [inquinati e inquinanti] del pianeta, tra i quali appunto Cina, India e Russia, che affila armi e strategie in vista del grande negoziato di Bali del 2008. Bush, che si è opposto alla ratifica del Protocollo di Kyoto del 1997, si oppone oggi all’idea dei tagli alle emissioni inquinanti proponendo la chimera della «riduzione volontaria» dei gas serra. Di cosa si tratta lo ha chiarito Jim Connaught, presidente del Consiglio della Casa Bianca sulla qualità ambientale. «La nostra filosofia è che ogni nazione ha la sovrana capacità di decidere per se stessa quale debbano essere le sue politiche», ha detto.
Ma il gioco di Bush è ancora più sottile perché punta a saldare le posizioni dei paesi più inquinanti a quelle dei paesi in via di sviluppo, che per il momento inquinano «poco» ma che rivendicano il diritto alla «crescita economica» e di conseguenza il «diritto ad inquinare». All’interno del governo c’è chi, nonostante tutto, cerca un cambio di direzione. Sono i leader del nuovo parlamento a maggioranza democratica, Nancy Pelosi e Harry Reid, che tramite una lettera, hanno invitato Bush ad annunciare un nuovo impegno da parte degli Stati uniti ad accettare i limiti internazionali di emissioni di CO2.
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