Gli ambientalisti pugliesi, il comune di Brindisi la Regione e la Provincia sono contrari al rigassificatore. Berlusconi lo vuole
NON BASTA il veleno prodotto dal Petrolchimico, a Brindisi. Da qualche tempo la città, e in particolare il suo porto, è a rischio «rigassificatore».
Che cos’è? Un impianto ad «alto rischio» che serve a trasformare il metano da liquido in gassoso. I due impianti fianco a fianco renderebbero il porto brindisino una bomba tossica e a farne le spese, come sempre, sarebbero i cittadini e l’ambiente.
Gli enti locali, la Regione in testa, con Nichi Vendola che della lotta al rigassificatore ha fatto uno dei temi forti della campagna elettorale, si oppongono a questo orrore.
Ne abbiamo parlato con Michele Losappio, assessore del Prc all’ambiente della Regione Puglia.
«I lavori di sbancamento dell’area del porto–dice–non sono ancora iniziati e le parti rimangono sulle loro posizioni contrapposte. A costruire sarà, se non riusciamo a fermare tutto, la British gas, che aveva costituito la società British Sng insieme ad Enel, che nel mese di giugno le ha venduto le sue quote e opportunamente si è ritirata. Vogliono il rigassificatore anche la Confindustria locale e la Cisl. Questo ‘polo’ però non tiene conto del fatto che c’è già un accordo, varato anche dalla Regione Puglia, per un gasdotto che dalla Grecia porterà in un’area fra Brindisi e Lecce il metano, con un impatto ambientale pari a zero. Dall’altra parte ci sono diverse realtà in campo che contrastano la costruzione del rigassificatore. Un arco di forze assolutamente trasversali: il comune guidato dal sindaco Mennitti, che è di Forza Italia, il consiglio provinciale guidato dal presidente Errico [area Margherita], e il consiglio regionale guidato da Vendola, che nei primi giorni di agosto ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che impegna la giunta a mettere in atto tutte le misure possibili per evitare la costruzione del rigassificatore. Anche la Cgil, i movimenti ambientalisti, la società civile brindisina, le associazioni agricole stanno dall’altra parte».
La forza degli oppositori si è mostrata nel mese di luglio, quando a Brindisi si è tenuta una grandissima manifestazione, a cui hanno partecipato ventimila persone: per una città di medie dimensioni è un fatto straordinario. Racconta Losappio: «C’erano i gonfaloni di tutti i comuni della provincia di Brindisi e anche di alcuni del Salento,
parlamentari del centrosinistra e alcuni del centrodestra, tutti i consiglieri regionali dei due schieramenti e le tantissime associazioni».
Quali strumenti la Regione sta usando e userà per bloccare la costruzione del rigassificatore?
«La soluzione più radicale, che non abbiamo ancora attuato perché ci espone a un contenzioso giuridico dall’esito negativo, è quella della revoca del- l’accordo che era stato siglato nel 2003 da Regione, Provincia e comune. Solo il movimento ambientalista, la società civile e Rifondazione erano contrarie. Tutte le altre forze politiche, dai Ds alla Margherita, da Alleanza nazionale a Forza Italia, erano favorevoli. Ci siamo opposti, naturalmente, nella Conferenza dei servizi nella quale si esaminano con il governo le procedure ambientali preliminari».
E com’è andata?
«In genere l’orientamento della Regione è decisivo, nelle decisioni che prenderanno i ministeri. In questo caso invece si è determinato uno strappo: noi abbiamo espresso la nostra opposizione al progetto, mentre i ministeri della salute, dell’ambiente e dell’industria hanno espresso parere favorevole. Si è mosso personalmente Berlusconi, che ha convocato il sindaco Mennitti a Palazzo Chigi. Sembra gli abbia detto brutalmente che il rigassificatore sarà fatto. Noi continuiamo per la nostra strada, che prevede la concreta alternativa del metanodotto. Ci pare compatibile con il modello economico e con la salvaguardia ambientale che vogliamo affermare».
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