Dopo 1700 miglia il rigassificatore della Edison è arrivato a Porto Levante [Rovigo]. Domani l'inaugurazione con Berlusconi e Galan santificherà un'opera inutile [coprirà il dieci per cento del fabbisogno della penisola] costosa e pericolosa per la quale, nel 2006, l'Unione Europea ha avviato la messa in mora dell’Italia per violazione della direttiva comunitaria sulla conservazione degli habitat naturali, flora e fauna.
Il mostro è arrivato. Dopo un viaggio di 1.700 miglia nautiche il terminal gasiero di Edison ha raggiunto le coste del Polesine e attende il taglio del nastro di domani, con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della regione Veneto Giancarlo Galan, a Porto Levante a benedire l’opera che, con una capacità di otto miliardi metri cubi l’anno, coprirà il 10 per cento del fabbisogno italiano.
Non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere che domani, alla cerimonia di inaugurazione il clima di festa aiuterà a dimenticare anni di dubbi, critiche e inchieste.
Il rigassificatore di Porto Levante è stato al centro di contestazioni da parte di enti locali e comitati, oggetto di interrogazioni parlamentari, ma anche di indagini della magistratura. Sotto inchiesta sono finiti sia l’isolotto artificiale realizzato a 600 metri dalla costa per il passaggio del gasdotto, sia la tubatura stessa, del diametro di 30 pollici [76 cm] che attraverserà la provincia di Rovigo e proseguirà fino a Minerbio, nel bolognese. Al centro delle critiche, soprattutto l’impatto ambientale dell’opera, per il quale la stessa Unione Europea nell’aprile 2006 aveva avviato la messa in mora dell’Italia per violazione della direttiva comunitaria sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatica. Non bastasse il fatto di attraversare il delicatissimo Parco del Delta del Po, il gasdotto andrebbe a intercettare anche vari siti di interesse archeologico. La stessa Provincia di Rovigo aveva inizialmente bloccato le autorizzazioni, poi prontamente ripristinate tra le proteste del locale comitato antiterminal. Fuori dal coro degli entusiasti l’assessore al Territorio di allora, il socialista Gianni Nonnato, recentemente dimessosi, che aveva perfino testimoniato nell’inchiesta del Pm Manuela Fasolato su presunte irregolarità nelle autorizzazioni concesse per la posa del metanodotto, sia in riferimento al Piano d’Area del Comune di Porto Viro [il comune maggiormente interessato dall’opera], sia al regolamento del Parco del Delta del Po. A detta dei suoi detrattori, il rigassificatore avrà un impatto tutt’altro che minimo sull’ecosistema. Non bastasse l’affondamento in mare di un colosso più grande dello stadio Bernabeu e alto come un palazzo di 15 piani, l’attività di rigassificazione finirebbe per abbassare la temperatura dell’acqua circostante, alterando un habitat a cui sono profondamente legate le attività economiche più importanti di questa area del Polesine.
Una pioggia di critiche che non è riuscita a fermare l’arrivo del mostro. E i fallimenti dei ricorsi al Tar hanno via via sfilacciato il fronte dei contrari. Già da mesi, invece, si infoltisce il gruppo dei sostenitori e domani, c’è da starne certi, spenderanno parole a festa anche molti ex contrari. Del resto la stessa Provincia ha messo da parte i vecchi rancori per concludere pochi mesi fa con Adriatic Lng, la ditta costruttrice, un accordo da 12 milioni di euro per ospitare la struttura nel proprio territorio. La somma, non esorbitante se si considera che Adriatic Lng sarebbe stata pronta a staccare un assegno dieci volte più cospicuo, sarà amministrata da un consorzio locale per politiche di sviluppo e di tutela per le fasce meno abbienti. In sostanza, la promessa per i polesani è di godere di bollette più vantaggiose in cambio dell’ospitalità concessa. E questo sembra essere finora l’unico guadagno per il Polesine: nessuna azienda locale è stata coinvolta nella costruzione dell’impianto, realizzato invece ad Alcegiras, in Spagna [in barba al protocollo stilato inizialmente con Edison]. Quanto ai dipendenti, Adriatic Lng stima una cinquantina di unità, con possibilità di aggiungerne altre 100 «come effetto sull’indotto del terminal».
Non molto, considerato che l’ennesimo sfregio portato ad un Parco tra i più belli e più maltrattati d’Europa è un’eredità che i polesani conserveranno per le prossime generazioni.
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