La zona della Brianza a confine tra le province di Como e di Lecco dovrà sottostare ai fumi tossici della cementeria Holcim di Merone. Lo scorso 19 ottobre la Regione Lombardia ha emanato l’Autorizzazione integrata ambientale [Aia] che consente al cementificio brianzolo della multinazionale Holcim di bruciare più di 100 mila tonnellate all’anno di rifiuti, inquinando più di quanto prevede la legge!
Nel decreto regionale, firmato dal dirigente Carlo Licotti, si concede alla Holcim di bruciare ogni anno 104 mila tonnellate di rifiuti di diversa origine, tra rifiuti pericolosi come i residui peciosi, gli oli usati e miscele oleose, e altri, tra cui: Cdr [Combustibile derivato dai rifiuti], fanghi da depurazione, farine e grassi animali [quelli dell’emergenza Bse].
Oltre all’incenerimento dei rifiuti, la Regione ha concesso deroghe per i fumi prodotti dal cementificio. Le deroghe consentiranno alla Holcim di emettere in atmosfera alcuni inquinanti oltre i limiti prescritti dalla normativa europea. Il carbonio organico potrà essere scaricato in atmosfera 5 volte oltre il limite, gli ossidi di zolfo 4 volte tanto, gli ossidi di azoto per il 50 per cento oltre il limite.
Le associazioni ambientaliste del territorio [Circolo Ambiente «Ilaria Alpi» e Rete Donne Brianza] hanno denunciato il provvedimento emesso dalla Regione, in accordo con l’Arpa, che ha favorito gli interessi della Holcim a scapito dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Licotti non si è fatto scrupoli nemmeno di fronte alla diffida inviatagli dal Circolo Ambiente «Ilaria Alpi», in cui si intimava al dirigente della regione di non rilasciare l’Aia prima dell’ottenimento della valutazione di incidenza sui Sic [Siti di Importanza Comunitaria] del lago di Alserio e del lago di Pusiano. I due laghi briantei, situati a poche centinaia di metri dal cementificio, risultano infatti tutelati dalla Comunità europea.
In barba alle Direttive Habitat e Uccelli, alla Holcim sarà permesso di bruciare impunemente i rifiuti, in deroga alle disposizioni che la stessa Ue ha imposto agli stati membri per il co-incenerimento.
Beffa vuole che la Regione Lombardia abbia emanato nello stesso periodo un’ordinanza che vieta la circolazione della auto euro 0 e la combustione della legna nei caminetti. Evidentemente per Formigoni inquina di più la marmitta di una Fiat Punto del 1996 e il tepore di un focolare, che non i rifiuti tossici bruciati nel cementificio.
L’inquinamento della Holcim è da tempo al centro dell’attenzione. A gennaio il senatore Gianpaolo Silvestri, vice-presidente della Commissione igiene e sanità del senato, ha presentato un’interrogazione in cui chiede al ministro dell’ambiente «di inviare i Carabinieri del Noe per verificare l’impatto e le ricadute conseguenti all’incenerimento dei rifiuti nella cementeria Holcim».
Lo scorso 18 giugno un grave incendio si è sviluppato nel silos di stoccaggio dei fanghi di depurazione. Il caso vuole che il giorno stesso la Holcim abbia segnalato alla Provincia e all’Arpa di Como il mancato funzionamento, causato da un fulmine [?], del sistema di monitoraggio delle emissioni. Cos’è veramente successo durante l’incendio? Che cosa è fuoriuscito dai camini quel giorno? L’Arpa ancora una volta minimizza, fidandosi delle assicurazioni che arrivano dall’azienda.
Dai pericoli derivanti dall’incenerimento dei rifiuti nei forni dei cementifici se ne esce solo con una nuova legislazione più restrittiva. Nel frattempo, come scrive il deputato Paolo Cacciari in un’interrogazione del 6 giugno scorso, si chiede «se il governo non ritenga opportuno elaborare e avviare un rapido e articolato piano di monitoraggio sulla salute dell’ambiente e dei cittadini circa l’impatto e le ricadute conseguenti all’incenerimento dei rifiuti ad opera di cementifici e, fintanto che tale monitoraggio non avrà prodotto i primi risultati certi, fermare tutti gli iter autorizzativi inerenti tale metodo di smaltimento dei rifiuti…».
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