L’industria chimica Basf [ex Engelhard], localizzata nella popolosa periferia romana vicina alla Tiburtina valley, ha comunicato in questi giorni a sindacati e lavoratori dello stabilimento di via di Salone la prossima riduzione del personale. Il piano di ristrutturazione della società prevede, infatti, la chiusura e la delocalizzazione dell’intero reparto che produce circa quattro milioni di pezzi l’anno di dispositivi catalitici per veicoli a motore e per elettrodomestici. “Questo reparto è tra i meno inquinanti dello stabilimento ed è quello che occupa più personale trattandosi di lavoro manufatturiero. Tutti si sarebbero aspettati la delocalizzazione dell’inceneritore, che invece resta in attività”, denunciano i comitati dei cittadini di Case Rosse, Settecamini e Ponte di Nona, che da anni si battono per la chiusura dell’impianto di incenerimento annesso allo stabilimento della Basf, che brucia 24 ore su 24 circa 5 tonnellate al giorno di catalizzatori esausti, cioè rifiuti tossici e nocivi. E mentre i lavoratori decidono lo sciopero contro i licenziamenti annunciati, i comitati, solidali con loro, accusano la Provincia di Roma di essere favorevole a concedere la nuova autorizzazione integrata ambientale all’inceneritore e di aver rimandato la decisione al sindaco di Roma.
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