DOPO PIÙ DI VENT’ANNI, in Italia torna la minaccia dell’uranio. Siamo in Lombardia, più precisamente in alta Val Seriana. Proprio sotto la terra di Novazza, frazione del piccolo paese di Valgoglio, in provincia di Bergamo, all’inizio degli anni ottanta furono trovati giacimenti d’uranio. E proprio qui si decise di terminare l’«avventura nucleare» chiudendo le miniere.
La Metex Resources, multinazionale australiana con tre picconi che campeggiano sul logo, dopo aver esplorato i deserti dell’Africa meridionale, l’Australia e il Sudamerica, ha deciso di venire a scavare proprio in Val Seriana. Il 18 settembre scorso ha presentato alla Regione un progetto, denominato «Novazza uranium project». Prevede l’estrazione di 870 mila tonnellate di materiale per ricavarne altre 1300 d’ossido d’uranio, per un valore complessivo di oltre 120 milioni di euro.
«Non abbiamo intenzione di andare in Val Seriana lasciando un grosso impatto nella regione, faremo tutto con discrezione», ha dichiarato Ian W. Walker, manager della corporation. Ma gli abitanti della valle e gli ambientalisti sono molto preoccupati. Sandro Degetto, ricercatore dell’Istituto di chimica inorganica e delle superfici del Cnr, è molto cauto. Secondo Degetto, «c’è un rischio potenziale. E si tratta di un rischio non inferiore a quello che comportano altre miniere. In più, c’è la questione della radioattività. In nessun ambito come in quello della radioattività ci sono delle leggi e dei controlli così rigorosi, perché si tratta di un settore molto pericoloso. Se questi stessi controlli ci fossero per gli operai edili non ci sarebbero così tante morti sul lavoro».
Insomma, i rischi ci sono e sono alti. Oltre ai ben noti problemi di radioattività, la possibile dispersione del minerale nella falda acquifera e gli effetti nocivi sulla salute umana [l’uranio causa leucemia e cancro ai polmoni], ed esiste il problema del Radon, un gas altamente pericoloso che si prigiona dalla disgregazione dell’uranio.
L’interesse della Metex per i giacimenti uraniferi della Val Seriana è dovuto alle scorte d’uranio quasi esaurite. Negli ultimi dodici mesi, le quotazioni del minerale sono raddoppiate. L’aumento, spiegano gli esperti, è anche una reazione dei mercati all’alto prezzo del petrolio o alle crescenti preoccupazioni sulle emissioni nocive del car-bone. Inoltre, bisogna considerare che la domanda globale di uranio è cresciuta anche perché sono in costruzione 28 reattori nucleari in tutto il mondo: si andranno ad aggiungere ai 442 esistenti.
La Regione Lombardia sta vagliando: dovrà rispondere entro l’11 febbraio del 2007. Marco Pagnoncelli, assessore all’ambiente di Forza italia, ha fatto sapere che la lettera della Metex per adesso «riguarda solo il permesso di effettuare ricerche sulle caratteristiche geologiche, sulla presenza di minerali [oro, uranio e derivati] e quindi una valutazione sulla utilizzabilità o meno, anche dal punto di vista economico, del giacimento». La giunta, quindi, si limita a fotografare la situazione. Le proteste, invece, non si sono fatte attendere. Il 28 settembre Ezio Locatelli, parlamentare del Prc, ha presentato un’interrogazione urgente ad Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’ambiente e a Pierlui- gi Bersani, ministro delle attività produttive. Secondo il deputato, l’allarme uranio è «scattato anche per la miniera di Valvello, comune di Piateda, provincia di Sondrio, che, secondo stime fatte dall’Agip, dopo una ricerca effettuata tra il 1977 e il 1984 potrebbe avere una capacità di 6 mila tonnellate di ossido di uranio, il quadruplo di quello di Novazza». Due giorni dopo il Comune di Valgoglio ha approvato una delibera che esprime parere negativo in merito alla richiesta di Metex e alla quale ha aderito anche il vicino comune di Gromo. Legambiente Bergamo ha scritto una lettera al presidente della Regione Roberto Formigoni, e lanciato una petizione on-line [si trova sul sito www.legambientebergamo.it] sottoscritta dalla popolazione di Valgoglio e da alcuni consiglieri provinciali. Mancano le firme di Valerio Bettoni e Roberto Bruni, rispettivamente presidente della provincia e sindaco di Bergamo, mentre perfino la Lega pare assecondare gli ambientalisti. Il 2 ottobre, il consigliere regionale dei Verdi Marcello Saponaro ha chiesto con una interrogazione che la giunta «escluda ogni autorizzazione per attività esplorative e di escavazione alla ricerca di uranio».
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